lunedì, luglio 06, 2009

Ma gli studenti iraniani valgono di più di quelli italiani?

Una domandina: adesso ci sarà qualcuno che proverà a mettersi una maglietta rossa per denunciare la repressione che abbiamo da noi, senza fare tanti giri per il mondo?

06.07.2009

G8 univesità: Arresti e perquisizioni

saperi

Arresti e perquisizioni, su mandato della questura di Torino, cercano di mettere sotto attacco il movimento dell'Onda che ha contestato il G8 dell'Università.


Stamattina polizia e agenti della Digos sono entrati nelle case di molti compagni a Bologna, Torino, Milano e Padova con mandati di cattura e di perquisizione. 20 compagni sono agli arresti.

La più scontata delle operazioni per attaccare un movimento che quest'anno ha portato in piazza migliaia di persone in tutta Italia.


A Torino 15 compagni sono stati arrestati, la perquisizione sta coinvolgendo anche il centro sociale Askatasuna.
A Bologna sono 4 i compagni arrestati.
A Padova un compagno è stato arrestato e alcune perquisizioni sono tuttora in corso.
A Milano sono in corso perquisizioni.


A Bologna è già prevista un momento di mobilitazione: l'appuntamento è alle 12 in via Zamboni 38.

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sabato, luglio 04, 2009

La sinistra che non vuole i neri come vicini di casa, come la destra.


A Torino da diversi mesi 200 somali vivono ammassati in una ex clinica; senza servizi igienici, cucine e bagni. questo posto si trova in un quartiere semi-periferico (S.Paolo).
Il prefetto ha deciso di spostarli in una caserma in disuso che si trova a ridosso del centro della città.Si spera con condizioni di abitabilità diverse rispetto alla prima situazione. La zona è in prossimità dei murazzi e della gran madre, posto chic e molto borghese.Pre-collina con case che costano un botto a mq. Posto abitato da gente che conta in città; gente sicuramente abituata a viaggiare, ad avere del mondo una visione non stereotipata, laica e rispettosa delle persone.

Vediamo adesso qual'è stata la reazione, così come la racconta la Stampa, nei due luoghi. Il centro e la periferia.
Partiamo dal centro.
La signora Laura Bianchi, da buona madre, è preoccupata" Sono preoccupata e disperata, qui i bambini vanno in giro da soli:ora che succederà?".
Sottolinea questa disperazione Barbara Bianchi" Si tratta di gente incivile, non vogliamo perdere la tranquillità". Già la nostra e la loro civiltà.
E le malattie? Vogliamo dimenticarci di quelle? A questo ci pensa Olga Ottone "Penso tutto il male possibile del trasloco c'è il rischio di malattie"

Così mentre una parte di Torino si preoccupa da un'altra parte qualcun altro festeggia (e qui passiamo alla semi-periferia), come la signora Adele che, folgorata sulla via ecologica, afferma "Vede i cassonetti strapieni di tutto? E poi a noi chiedono di dare la differenziata. Lì ci sono vestiti, resti di televisori, stracci, cibo, bottiglie, lattine. E' uno schifo un vero schifo"
E se non basta ci pensa Luigi Noviello a rafforzare il concetto" Dai cassonetti dove buttano di tutto si diffonde una puzza tremenda".

Il giorno successivo a questa cronaca sullo stesso giornale, e siamo di nuovo nel centro della città, leggiamo che Nigra (deputato del PD ed ex segretario provinciale ed abitante della zona), dopo un letargo sull'argomento durato mesi, unisce la sua protesta a quella della Lega dicendo" Chi sono questi Somali? Non si mettono 200 persone tutte assieme, così si sposta solo il problema..".
Tanto per non farci mancare nulla registriamo anche la dichiarazione di tale Renzo Caiolo (ex dirigente della Lega delle cooperative e sponsor del sindaco Chiamparino) che dice:
"ma la colpa è del governo Berlusconi (e figurati, dico io. Questo si è dimenticato chi ha inventato i CPT), le caserme sono del ministro La Russa, quello dell'interno è Maroni, fanno il pacchetto sicurezza e ci mettono in casa i clandestini (notare che sono profughi politici, nota mia)"
In questo delirio di dichiarazioni demenziali si distigue la Lega che non sa che pesci prendere.
I nostri, dopo essersela presa con chi gestiva il problema dei Somali mettendoli in periferia e facendo pagare il prezzo a chi ne ha già di suo per stare male, adesso non capiscono come risolvere la questioncella del fatto che li hanno accontentati trovando un posto in centro, proprio vicino ai ricchi in grisaglia e cravatta regimental.

Questo sentimento e questo argomentare, spacciato per opinione comune di massa, si somma ad una serie di segnali che vanno avanti da tempo.

Ad esempio torniamo un attimo in periferia, al 28 giugno.

"28 giugno. Due donne, una madre e una figlia di 61 e 39 anni, infastidite dalle risate di alcuni bambini che giocavano sotto il loro balcone al primo piano di un condominio di Barriera di Milano, hanno gettato di sotto una secchiata di candeggina, colpendo la madre dei bambini, provocandole per fortuna solo leggere ustioni guaribili in pochi giorni. La scelta del liquido non è stata casuale: la vittima è infatti una donna di Capo Verde, e le due le hanno gridato: «Beccati questo, così ti sbianchi quella pelle nera che c’hai»".

Dalle parti di via Urbino il 1 luglio

1 luglio. Una grata divelta e un tubo dell’acqua fracassato: questi i danni all’edificio candidato ad ospitare la nuova “Moschea della Pace” di via Urbino, colpito nella notte con grosso petardo. Ancora poca cosa, in effetti, rispetto agli sforzi profusi in questi ultimi mesi da Stefano Allasia, Gabriele Marcelli, Elena Maccanti, Carlo Verra, Mario Borghezio, Roberto Cota e Giuseppe Lonero. Poca cosa, dopo i due cortei e la fiaccolata del mese passato, ma non proprio niente: tutti i loro appelli alla Guerra Santa cattolica contro la presunta “conquista islamica” della città non sono dunque caduti nel vuoto. Non sappiamo dire, ora, se questa piccola esplosione resterà cosa isolata o se invece è come un lampo che, da lontano, preannuncia il temporale che si avvicina. Siamo certi invece che prima o poi questi organizzatori di guerre di religione saranno costretti ad assumersi le proprie responsabilità, e per intero.

Tutto ciò nel contesto di normali azioni di rastrellamento, in cui l'umanità è il segno distitivo dei nostri solerti tutori dell'ordine:

"30 giugno. Sono le 11 di mattina e in via Nizza alcuni carabinieri in divisa e in borghese fermano i passanti per controllare i documenti. Tutto fila liscio finché viene fermata una donna, nera, che alla richiesta dei documenti tenta di scappare. I carabinieri la inseguono e la bloccano immediatamente, dietro una macchina in sosta, e la ammanettano. Alcuni passanti, italiani e stranieri, si fermano e iniziano a urlare «ma cosa state facendo?! Basta! Vergogna!». La donna grida che le stanno facendo male, e viene caricata in macchina. Una signora nata in Somalia ma cittadina italiana, indignata da quanto stava succedendo, chiede che almeno vengano tolte le manette all’arrestata, ma un carabiniere in borghese replica che non avere i documenti è un reato, e che le manette servono ad evitare che la donna si faccia male da sola."

Vogliamo, però, concludere la cronaca cittadina con uno spiraglio di giustizia:

1 luglio. Si è aperto in tribunale il processo contro i due agenti della Polfer accusati di aver riempito di botte, nell’intimità del gabbiotto al binario 1 di Porta Nuova, un quindicenne albanese colpevole di aver mostrato loro la tessera sanitaria anziché la carta di identità ad un controllo sui binari.

Passiamo adesso a qualche sommessa considerazione.
Qualche giorno fa ho ascoltato un pezzo dell'intervento di Veltroni; ad un certo punto dopo aver fatto una pippa retorica, ed incomprensibile a gente normale come me, su ciò che è nuovo e ciò che è vecchio ha tirato fuori il coniglio dal cilindro: la lettera di una mamma precaria, depressa, scoraggiata e quant'altro che lo ha investito di tutti i problemi del mondo.
Devo dire che il bravuomo sembrava sinceramente commosso; esortava i suoi a guardare la società per quello che offre in termini di disperazione ma anche di energie sopite a cui bisogna dare una risposta.
Mentre diceva tutte quelle cose ho ripensato a come hanno sistemato i precari Treu ed i suoi accoliti; a come hanno dato risposte in termini di immigrazione e clandestinità i vari Napolitano e Del Turco.
A come hanno provato a difendere la poltrona da sindaco, a Roma, occupandosi della questione Rom; ho ripensato all'assessore che si è occupato dei lavavetri e della campagna di ordine pubblico che ne è seguita, ho ancora nelle orecchie la retorica di Penati che è stato il primo a sponsorizzare le ronde in provincia di Milano facendone un punto qualificante del suo programma.

Ora il punto è, ma se quel campione di cittadini è rappresentativo della "società" e di ciò che chiede e se quei politici sono l'espressione di ciò che di meglio la sinistra riformista , con la sua azione di governo,riesce ad esprimere in questo paese che speranza abbiamo noi?

p.s.
Nel disordine mentale annotiamo le uniche parole sagge; quelle del sindaco Chiamparino che, in sintesi, ha mandato a cagare i radical chic pre-collinari di destra e sinistra .
fonti:
La Stampa del 3 e 4 Luglio
Macerie cronache contro di Torino
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venerdì, luglio 03, 2009

A proposito della legge sulla sicurezza



“Inutile, dannoso, anzi pericoloso”: titolavamo così il nostro comunicato del 20 ottobre 2008 alla notizia dell’emendamento al “pacchetto sicurezza” di 5 senatori leghisti che volevano abrogare il divieto di segnalazione nei confronti di immigrati privi di permesso di soggiorno che si rivolgono alle strutture sanitarie (comma 5, art. 35 del D.ivo 286 del 1998). Da quel giorno un impegno costante per contrastare una simile iniziativa che ha aggregato nel tempo gruppi, associazioni, sindacati, ordini professionali ... parlamentari di tutti gli schieramenti e che, dopo una prima approvazione in Senato, era il 5 febbraio 2009, a seguito anche di una forte mobilitazione di piazza, anzi di piazze (era il 17 marzo 2009 e si è manifestato contemporaneamente in quasi 50 città italiane con lo slogan “noi non segnaliamo” – “noi non segnaliamo day”), quello specifico articolo emendativo viene stralciato dal disegno di legge il 27 aprile 2009. Il Ddl viene successivamente approvato con tre voti di fiducia alla Camera il 14 maggio 2009, ed ancora con tre voti di fiducia, senza alcuna modifica, è approvato definitivamente al Senato il 2 luglio 2009.

Nel nostro piccolo, un successo forse, ma amaro: non siamo riusciti ad opporci con eguale efficacia alla proposta di fare della presenza irregolare nel nostro paese, un reato, punibile amministrativamente ma pur sempre un reato con le conseguenze che vedremo; non siamo riusciti a far capire che le norme introdotte in questo “pacchetto sicurezza”, come è stato battezzato quasi fosse un regalo propiziatorio, avranno come unico effetto, come egregiamente spiegato da Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale e docente universitario, “... di fare terra bruciata attorno agli stranieri irregolari, impedendo loro od ostacolando l’accesso a prestazioni e servizi pubblici. Così però si rischia di attentare a diritti fondamentali della persona, e in ogni caso l’unico effetto pratico probabile di queste misure sarà far scomparire ancor più le persone nella clandestinità invece di farle emergere. ... Si inseguono e si alimentano paure quotidiane di cittadini indotti a considerare l’immigrazione come una sorta di flagello da cui difendersi solo con misure di ordine pubblico, invece che avere il coraggio di affermare come necessarie, e di cominciare a praticare, politiche di lungo periodo che mirino alle radici del problema ...” (Il Sole 24 ore del 19.05.09)
Non siamo riusciti a far capire che affrontare il tema dell’immigrazione nei termini affrontati, significa aumentare le tensioni e ridurre quel “capitale sociale” di cui tutti abbiamo bisogno come requisito indispensabile per garantire salute e benessere.
Inutile, dannoso, anzi pericoloso è gran parte di ciò che è stato approvato tra l’indignazione di alcuni, il disinteresse di molti, la superficiale soddisfazione di altri.


Verso una società “cattiva”
Il “pacchetto sicurezza” regala una società più cattiva, direi inutilmente cattiva perchè non se la prende con i delinquenti, ma crea un reato per colpire che è in cerca di un futuro, di una vita dignitosa, di una speranza. L’irregolarità giuridica è spesso l’anticamera forzata per futuri e possibili percorsi regolari (le nostre leggi rendono quasi impossibile un ingresso regolare, di fatto per chiamata nominativa: ma chi affiderebbe i propri figli o i genitori a persone non conosciute?) o è la caduta accidentale, il ritornare indietro rispetto alla regolarità, per strozzature delle norme o delle amministrazioni. La stragrande maggioranza delle centinaia di migliaia di pazienti visitati nelle nostre strutture in questi anni, visti in condizione di irregolarità, oggi vivono regolarmente nel nostro paese, sono inseriti nella vita produttiva, sociale e culturale accanto ed insieme a noi. Con una visione miope, forse per strappare qualche consenso elettorale in più, i 157 senatori (ed i 297 parlamentari) che, su proposta del Presidente del Consiglio e dei Ministri all’Interno ed alla Giustizia, hanno approvato il disegno di legge sulla sicurezza (atto 773-B), si sono resi corresponsabili di una politica e di una legge che, come afferma il segretario del pontificio Consiglio per i Migranti, monsignor Agostino Marchetto, ”porterà molti dolori e difficoltà agli immigrati" e come sottolinea don Luigi Ciotti “ci fa scivolare ai tempi della discriminazione razziale”. E pensiamo anche agli atti insensati dei respingimenti in mare ...
Ma ecco di seguito riportati alcuni dei punti più gravi, inutili per aumentare sicurezza e dannosi per il convivere sociale, in materia di immigrazione come sintetizzati da Sergio Briguglio:
1) Introduzione del reato di ingresso e/o soggiorno illegale.
2) Obbligo di dimostrazione della regolarità del soggiorno ai fini dell'accesso ai servizi (con esclusione di sanità e scuola dell'obbligo) e ai fini del perfezionamento degli atti di stato civile (matrimonio, registrazione della nascita - bambini invisibili, riconoscimento del figlio naturale – figli invisibili, registrazione della morte).
3) Obbligo di dimostrazione della regolarità del soggiorno per la celebrazione del matrimonio in Italia.
4) Obbligo di certificazione (da parte del Comune) dell'idoneità abitativa dell'alloggio ai fini del ricongiungimento.
5) Introduzione del permesso a punti ("accordo di integrazione").
6) Condizionamento del rilascio del permesso CE per soggiornanti di lungo periodo al superamento di una prova di conoscenza della lingua italiana.
7) Introduzione di un contributo (da determinare) tra 80 e 200 euro per ogni rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno.
8) Condizionamento della conversione del permesso dei minori non accompagnati, al compimento della maggiore età, alla maturazione di un soggiorno pregresso triennale.
9) Estensione da sei mesi a due anni del periodo di residenza in Italia richiesto ai fini dell'acquisto della cittadinanza per matrimonio.
10) Abolizione del regime di silenzio-assenso ai fini del rilascio di nulla-osta per il ricongiungimento.
11) Legalizzazione delle ronde.


L’ambiguità sanitaria
Come sopra scritto, l’obiettivo che ci siamo dati con l’appello del 20 ottobre 2008, dopo sei mesi di duro impegno per informare e convincere sull’inopportunità di creare difficoltà di accesso ai servizi sanitari da parte degli immigrati irregolari, a fine aprile 2009, è stato raggiunto. Nel Disegno di legge non è prevista alcuna abrogazione del “divieto di segnalazione”. Dovremmo essere contenti ma ne usciamo con le ossa rotte anche in questo campo. C’è una diffusa riduzione degli accessi alle strutture sanitarie da parte degli immigrati senza permesso di soggiorno, il clima di intolleranza è certamente aumentato, anche gli operatori sanitari sono incerti sul da fare: l'introduzione del reato di soggiorno illegale, fa si che permanga, ance se attenuato o confuso, il problema della denuncia da parte degli operatori della struttura sanitaria. Alcuni esperti sostengono infatti che gli artt. 361 e 362 c.p. continuerebbero ad obbligare tali operatori, se pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, a denunciare lo straniero della cui condizione di irregolarità vengano a conoscenza nell'esercizio delle loro funzioni. In questo senso sono da leggere la presa di posizione dell’Intersindacale Medica che ne segnala il rischio per un reato “perseguibile d’ufficio” e della FNOMCeO che ha di fatto appoggiato la nostra proposta di eventuale “disobbedienza civile” ed in più ha esplicitato una azione di sostegno per i medici denunciati perché non denuncianti; infine ha anche colto la necessità di un impegno comune (non solo dei medici) “di tutto il personale sanitario”. Noi siamo convinti che la permanenza del divieto di segnalazione del comma 5, articolo 35 del D.ivo 286/98 sia sufficiente per tutelare gli immigrati (e gli operatori) nel settore sanitario (a conforto di ciò ci sono i pareri di illustri costituzionalisti) ma in attesa di una consolidata giurisprudenza in materia, tra i molti uffici della pubblica amministrazione si potrebbe determinare una situazione di grave confusione ed incertezza di fatto, una discrezionalità nell’applicazione delle norme di tutela, producendo danno in quanto ciò ridurrebbe l’accessibilità ai servizi. Per altri servizi come quelli socio-assistenziali e scolastici ciò determinerebbe l’impossibilità di accesso proprio per coloro in condizione di bisogno (sociale) o di diritto (istruzione). Anche per tale motivo la SIMM, insieme ad altre illustri associazioni, ha espresso pieno dissenso sull’introduzione del reato di soggiorno illegale ed si appellata, inutilmente, a tutti i parlamentari e senatori per un voto negativo su tale proposta.
Comunque, a sostegno del “divieto di segnalazione” nelle strutture sanitarie, anche in presenza di “reato di clandestinità” è da ricordare che:
a) il diritto ai trattamenti sanitari è tutelato come diritto fondamentale nel suo "nucleo irrinunciabile del diritto alla salute, protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana, il quale impone di impedire la costituzione di situazione prive di tutela, che possano appunto pregiudicare l'attuazione di quel diritto" (sentenze n. 432 del 2005, n. 233 del 2003, n. 252 del 2001, n. 509 del 2000, n. 309 del 1999, n. 267 del 1998);
b) l’articolo 6, comma 2, del testo unico sull’immigrazione - come modificato dall’articolo 1, comma 22, lettera g), del disegno di legge sulla sicurezza - prevede una espressa esenzione dall’obbligo dello straniero presente di esibire il permesso di soggiorno per l’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 del testo unico sull’immigrazione;
c) nell'ambito dell'accesso e fruizione dei servizi sanitari, la perdurante disposizione di cui all’art. 35 co. 5 TU opera, secondo il principio di specialità, quale norma di esenzione dell’obbligo di denuncia dello straniero irregolare da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio.
Per tali motivi, pur tenendo conto che l'introduzione del reato di ingresso e/o soggiorno illegale condiziona comunque l'accesso alle cure, per la sanità riteniamo, e lo ripetiamo, che prevalga sempre il divieto di segnalazione contenuto nella norma non abrogata del D.ivo 286/98 - art. 35, comma 5 –, ed in questo senso il nostro impegno è stato determinante.
A fronte di una possibile discrezionalità ed incertezza di corretta applicazione, ci adopereremo perchè possano esserci delle circolari esplicative o a livello statale (con altre associazioni stiamo lavorando per questo ... ma ci sarà volontà politica?) o, più realisticamente, a livello regionale con una diffusa e capillare informazione nelle realtà locali. I GrIS possono avere un ruolo determinante ed è bene che si attivino subito per informare, rassicurare e proporre interpretazioni inclusive.
Ripeto ciò ho avuto già modo di scrivere ad alcuni dei soci scoraggiati per l’arroganza di un potere che non vuole sentire ragioni e si vanta della sua “cattiveria”, ed ad altri che vorrebbero mobilitarsi contro tutto e gridare sdegno e rabbia: entrambe le sensazioni convivono in molti di noi ed è per questo dobbiamo essere acuti nelle strategie e fermi nei principi.


Noi abbiamo un vantaggio
Si, rispetto ai corresponsabili di una politica “cattiva”, noi abbiamo un vantaggio: noi siamo consapevoli di cosa sia l’immigrazione nel nostro paese, non solo come categoria politica o sociologica, perchè abbiamo incontrato gli immigrati, conosciuto le loro storie, incrociato i loro sguardi, condiviso preoccupazioni e speranze. Il nostro vantaggio è avere motivazioni che hanno spinto molti di noi ad intraprendere professioni d’aiuto mettendo in gioco le nostre sicurezze per percorrere strade non sempre tracciate. Noi abbiamo un vantaggio poiché crediamo a una società diversa da quella che stiamo vivendo, piegata sui deboli non per elemosina ma per giustizia; abbiamo un vantaggio perchè siamo consapevoli delle nostre competenze e perchè le confrontiamo, le condividiamo, le mettiamo in discussione in un percorso sempre costruttivo dove dignità, rispetto, disponibilità sono le tracce da seguire. Abbiamo un vantaggio perchè crediamo in ciò che facciamo non per un interesse dell’oggi (più o meno elettoralistico), ma per un futuro comune che vogliamo e dobbiamo costruire. Per questo forse ci sentiamo amareggiati ma non arresi, delusi ma non sconfitti, confusi ma non dispersi. E, ripescando ricordi giovanili, ripropongo un testo di grande attualità, che spero possa richiamare in ognuno di noi valori etici ed impegno anche “per una salute senza esclusioni”. Ha scritto don Lorenzo Milani nel 1965:
“Non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo di amare la legge è di obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole).
Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.”

In fede
Salvatore Geraci

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giovedì, luglio 02, 2009

Se crolla il mercato dell'auto questa è la soluzione per le maestranze

C'è un certo tocco di "classe" in questo spot della Toyota. Così come, al di là di tutte le seghe buoniste e concertative modello "siamo tutti nella stessa barca", un fine cinismo che inquadra bene il rapporto tra "capitale" e forza lavoro. Al fondo un messaggio che potrebbe risolvere alcuni dei problemi del mercato dell'auto ed in casa Fiat. Se proprio non sapete cosa cazzo far fare agli operai prendete spunto da questi.


video
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giovedì, giugno 25, 2009

La sindrome giapponese

Intervista a Krugman
Fonte: the guardian

Will Hutton. Lei sostiene che quel che è accaduto in Giappone potrebbe ripetersi in Usa e Regno Unito o, forse, per l’intera economia mondiale. Ricordiamo che il pil giapponese, quest’anno, sarà pari a quello del 1992: 17 anni perduti, insomma.

Paul Krugman. Sì, non credo che il pericolo si sia allontanato troppo. Certo si è ridotto il pericolo di una Grande depressione. Ma nel primo anno la crisi è stata assai peggiore che negli anni Novanta in Giappone.

W.H. Ma qual è la ragione di tanto pessimismo? Uno potrebbe risponderle: caro Krugman, il Giappone è un caso a parte. È un’economia votata all’export con una moneta molto sopravvalutata. Soprattutto, la risposta dei politici è sempre stata in ritardo, cosa che non è avvenuta a Londra o negli Usa.

P.K. La realtà è che in Giappone si è fatto quel che si è soliti fare di fronte a una recessione: tagliare i tassi fino a quota zero, ma non è stato sufficiente a far ripartire l’economia. E da noi, anche se siamo stati più tempestivi nel taglio, non è stato comunque sufficiente. Questa è l’essenza del problema. Tutto il resto è secondario. Ci sono situazioni in cui la politica monetaria tradizionale perde efficacia. E noi sappiamo che ne stiamo attraversando una.

W.H. Ma un ottimista potrebbe obiettare che ci sono quei segnali di ripresa che lei si rifiuta di vedere. Le Borse hanno recuperato un buon 25%. Il mercato immobiliare sembra aver toccato i fondo, la fiducia delle imprese è in risalita.

P.K. Ci sono segnali di assestamento, piuttosto che di ripresa. Le Borse, pochi mesi fa, ipotizzavano l’Apocalisse. Ora il rischio sembra superato, e i mercati azionari ne hanno preso atto. Ma non ci stanno segnalando che l’economia viaggia verso la ripresa. Non vanno confrontati i prezzi attuali con tre mesi fa. Se li paragoniamo a quelli di due anni fa, abbiamo la misura dello stato attuale di depressione.

W.H. Ci sono i problemi dell’indebitamento degli Stati, ma anche quelli connessi alle disponibilità economiche dei consumatori.

P.K. La crisi immobiliare e la caduta delle azioni hanno senz’altro impoverito le famiglie. Ed è probabile che i consumatori, carichi di debiti, incontrino difficoltà a spendere. La realtà è che la teoria economica ha studiato gli effetti del deficit nei Paesi del Terzo Mondo. Ma non abbiamo mai preso in considerazione l’ipotesi che questo si potesse verificare nei Paesi forti.

W.H. C’è un rischio Argentina o Malaysia fine anni Novanta...

P.K. Nel momento peggiore abbiamo attraversato una fase di «giapponesizzazione» con un un pizzico di «argentinizzazione». Ora abbiamo superato quel rischio. Ma la «giapponesizzazione» rimane.

W.H. Qual è il cuore del problema Giappone, 17 anni dopo lo scoppio della crisi?

P.K. È molto difficile creare abbastanza domanda interna, e così riequilibrare i flussi della bilancia commerciale, in un Paese con una realtà demografica negativa.

W.H. Dunque, il problema della «giapponesizzazione» è un mix di squilibri commerciali uniti all’invecchiamento.

P.K. Sì, ma non vale per gli Stati Uniti. Semmai è il caso di Germania e Italia.

W.H. Confesso che la tesi della «giapponesizzazione» a livello globale non mi convince granché. Ma credo che la tesi valga per la Germania e, per questa via, cominci a contagiare l’intera economia mondiale.

P.K. Il mercato interno tedesco è del tutto inadeguato. Il benessere della Germania, nei primi sette anni del secolo, è stato legata solo a un gigantesco surplus della bilancia commerciale. Com’è possibile che la Germania, che non ha subito la bolla immobiliare, abbia patito la peggior discesa del pil tra le grandi economie? La risposta è che loro esportavano in Paesi dove maturava la Bolla. Scoppiata questa, la Germania ha perso i clienti. È Berlino il problema vero su scala globale.

W.H. In cima al dossier c’è poi una possibile, devastante, crisi bancaria. Il Fondo Monetario teme che la Germania abbia almeno 500 miliardi di sofferenze non emerse. Le banche tedesche hanno mille miliardi di dollari, se non di più, investiti in cdo che possono essere assorbiti solo congelando le perdite. Noi inglesi abbiamo avuto Rbs, voi Americani Citigroup. La Germania ha perduto sei punti di pil senza che la crisi bancaria abbia toccato il fondo.

P.K. Questo è il versante finanziario della crisi. Certo, noi partiamo dall’ipotesi che la crisi sia essenzialmente finanziaria. Ma non è detto che sia vero. È vero che Lehman è stato il campanello d’allarme. Ma il crollo dell’immobiliare era precedente. La caduta del business è in buona parte dovuta all’eccesso di capacità produttiva, a sua volta provocato dal calo dei consumi e del crollo dell’immobiliare. Ristabilire la fiducia nella finanza è una condizione necessaria. Ma non sufficiente.

W.H. È un quadro desolante...

P.K. Sì, ed è anche per questo che sono così depresso.

W.H. Lei sostiene che siamo al 12esimo mese di una depressione destinata a durare 36 mesi, sebbene in forma meno grave. È una prospettiva scioccante.

P.K. Nella recessione del 2001 ci sono voluti 30 mesi prima che ripartisse il mercato del lavoro.

W.H. È ancora convinto che la strategia migliore passi dagli stimoli della politica fiscale?

P.K. Sì, è lo strumento migliore per frenare la recessione. È opinione comune che gli investimenti giapponesi in infrastrutture siano stati inefficaci. Io penso, al contrario, che hanno evitato il collasso. Obama ha messo in cantiere uno stimolo di poco inferiore al 5% del pil ma, in realtà, si tratta di un 4% spalmato in due anni e mezzo. Basta? Sono convinto che presto arriverà una seconda manovra di stimolo.

W.H. E poi?

P.K. Sotto con le regole della finanza. Bisogna imbrigliare il mostro. L’eccessiva crescita della leva nel settore privato è quel che ci ha resi così vulnerabili.

W.H. Più fisco, meno finanza. Così cambia la via americana al capitalismo.

P.K. Non sono così cosmico. Ma è vero che Gordon Gekko è arrivato tra noi grazie alla finanziarizzazione. Io penso che abbiamo bisogno di un po’ di welfare in più e anche di un po’ di socialdemocrazia. E di sindacato.

W.H. Chiudiamo con Obama. Lei lo ha molto criticato in passato.

P.K. Sono sempre più soddisfatto. Chiedevo uno stimolo fiscale più forte, penso che lo farà. Chiedevo più aggressività verso le banche: vedremo se si dovrà riprender la battaglia. Ma la riforma della sanità è buona, come la battaglia sul clima. Io, che ero scettico, comincio a sperare nel New Deal. Obama ha una grande personalità. Ed è un tale sollievo avere finalmente alla Casa Bianca uno che merita il tuo rispetto.
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mercoledì, giugno 24, 2009

Correva l'anno scolastico 1975/1976


Correva l'anno scolastico 1975/1976. Eravamo messi così alla Tesoriera; in posa sorridenti e belli in attesa degli eventi che ci avrebbero proiettati definitivamente nel mondo degli adulti.
La VaB dell'ottavo liceo scientifico di Torino si preparava all'esame di maturità. Io sono il quarto partendo da sinistra nella fila di quelli seduti per terra.
Sono vicino ad Enrico e ad Andrea. Claudio è un po' più in sù.

Non ricordo bene le date (sono passati 34 anni) ma qualche settimana dopo fui espulso da scuola per le botte date ad un paio di fascistelli durante le ore di lezione.
Ricordo che li andai a prendere in classe, davanti ai professori esterrefatti, ed insieme ad altri compagni li sbattemmo fuori dai cancelli.
Il giorno prima erano venuti a cercarci con un po' di camerati. Uno di loro estrasse una pistola e ci minaccio'.
Gente tosta i fasci, si chiamavano "cucciolo" (pesava 120 kg ed era grande e grosso), willy (il più bastardo) ed insieme ad altri provavano a farci paura.
Già la paura, era una roba che ti costringeva a guardare se sotto casa qualche macchina con gente strana fosse lì in attesa. Valeva per noi e per loro. C'erano codici di comportamento e zone proibite, cose da usare in funzione del livello dello scontro e cose da non usare.

Il mio professore di ginnastica era Franco Arese, provo' a calmarci quella volta e cerco' di convincerci con tutti i mezzi di lasciar perdere e di non alimentare le tensioni.E chi lo sentiva.
Era così allora. La scuola fu occupata a seguito della mia espulsione (ed a quella di Renato), si fece autogestione; ci si scontrò con il preside, con i crumiri, con i fasci e con quelli che non ci sopportavano.
Furono giorni magnifici.
Il parco in cui ci scattarono la foto l'anno successivo lo occupammo; fondammo un circolo che si chiamò Zapata ed iniziammo un lavoro politico nel quartiere e tra i ragazzi che alla fine costrinse il comune a restaurare la "villa", a creare una struttura per anziani e ad aprire il sito alla gente della città.
Altri tempi; si dialogava con gente come Novelli.
Il 1976 è stato l'ultimo anno di Carosello, in quell'anno arrestarono Curcio, uscì il primo numero della Repubblica, l'OLP fu ammessa all'ONU, Ultimo tango a Parigi fu censurato, Mario salvi fu ucciso da un poliziotto ed Ulrike Meinhof suicidata in un carcere di massima sicurezza.

Un anno pieno di cose.

p.s.
in culo alla balena ai maturandi
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martedì, giugno 23, 2009

Scodinzolini


Ma è sempre lo stesso uomo? Si, la differenza la fanno gli anni trascorsi (15) tra l'ultima dichiarazione e quella del 1994, le esperienze fatte, e la voglia di stare lì a leccare il culo del potente di turno.
Il problema è che ad uno così, nel mio piccolo, io pago un pezzo del suo ricco stipendio. Il casino è che questo entra nelle case della gente e plasma la percezione che costoro hanno della realtà.
Ora, uno può benissimo cambiare opinione. Quello che insospettisce è il modo, il contesto in cui tutto questo accade ed il potere che esercita con le sue funzioni "pubbliche".
Quando lo incontrate, se mai vi capiterà, chiamatelo "Scodinzolini" lui capirà perché.




"Accade -ha detto Minzolini- che semplici ipotesi investigative e chiacchericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici. E' avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il presidente del consiglio di allora strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E' accaduto più volte -ha continuato - in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola".
"Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l'informazione del servizio pubblico -assicura Minzolini- Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi".
Minzolini 2009
“Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”
Minzolini 1994
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