giovedì, marzo 17, 2011

La vida y la muerte aquí en México

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Ieri sera sono arrivate quattro camionette della polizia federale. Viaggiano in colonna, quattro seduti e rivolti alla strada con i mitra ben in vista, uno in piedi e su una specie di torretta con la mitragliatrice puntata in avanti.
La maggior parte con un passamontagna nero sotto elemetti da guerra.

Sono scesi velocemente, un paio a guardia dei mezzi con i mitraglieri il resto e' entrato in un palazzo qui nel centro a Durango. Ho sentito urla, rumori frenetici ed oggetti buttati per terra. Una paio di ragazzi con felpe colorate si sono calati giu' da una finestra, uno di quelli in strada ha puntato il mitra in faccia ad uno di loro, e quelli si sono fermati buttandosi per terra.

Per terra ci sono finito anch'io. Insieme a tutti quelli che, curiosi, osservavano la scena.
Per fortuna non ci sono state conseguenze, solo un grande spavento e niente di piu' .


Hanno caricato i due su una camionetta, le mani legate dietro la schiena,
due in piedi con l'arma puntata sulla testa e se ne sono andati.


 Abbastanza inebetito mi sono seduto sulla panchina, un vecchietto si e' avvicinato e mi ha detto
: "cosa ne pensi della nostra citta', e' una citta' orribile o ti piace?"

Ritorno con la memoria al tassista, a quello che mi ha detto quando mi ha caricato in macchina:

"Per cosa vieni? Per i monumenti o per i narcos?"
"Per i narcos" gli ho risposto pensando che capisse l'ironia.



" Benvenuto allora, sei nel posto giusto. Questa dopo Juarez e' la citta' piu' violenta del Mexico, ancora di piu' di Sinaloa. Da qui passa droga, armi, migrantes...insomma di tutto. Questa citta' si espande, c'e' sempre piu' gente ma manca il lavoro, ed allora ci si arrangia"



In Mexico e' in corso una guerra che coinvolge vari segmenti della societa'. C'e' quella dei narcos, ma di quella approfitta lo stato per regolare molti conti in sospeso, in particolare con militanti della sinistra o persone impegante nei diritti umani. Ieri una di queste persone ha chiesto ufficialmente agli stati uniti di essere accolta come rifugiato politico.
Gli episodi di questa guerra sono degni di un romanzo da guerra fredda.
L'ultimo riguarda il sorvolo del territorio messicano da parte di aerei militari americani per il controllo delle zone da cui transitano armi e droga. Il tutto senza che il parlamento ne fosse informato.

Sui giornali ha trovato spazio un'episodio di questa guerra, durante un'azione negli stati uniti da parte della polizia americana contro alcuni narcotrafficanti e' stato sequestrato un'arsenale di armi da guerra.
La sorpresa e' stata grande quando le autorita' americane si sono accorte che, quelle armi, facevano parte di una fornitura fatta a suo tempo al Mexico per combattere il narcotraffico.

Alla richiesta di spiegazioni il governo ha emanato un comunicato in cui dice che erano state rubate e che si erano dimenticati di avvisare i loro fornitori.
In questo magma convivono interessi di tutti i generi e, a quello che vedo, i confini tra cio' che viaggia su binari leciti e cio' che ne e' fuori sono sempre piu' difficili da tracciare.

 " Vedi, gli americani ci forniscono le armi che ci servono per ammazzarci l'uno con l'altro. Noi gli forniamo droga e braccia a basso costo per le loro fabbriche e le loro case. Chi pensi pulisca il culo ai loro ninos?"
Cosi' mi raccontano sulla panchina.

Oggi la giornata e' splendida, questo territorio e' di una bellezza che ferisce gli occhi in molti dei suoi luoghi. Convivono deserti, canion e laghi. paesaggi desolanti e posti pienbi di vita, animali ed uomini.

Staro' qui ancora un po', poi andro' verso Sinaloa. Il Mexico e la sua gente, le sue storie, la capacita' di accoglierti e di buttarti fuori se ficchi troppo il naso nelle sue cose. Insomma un luogo dove non ti annoi se solo hai voglia di muoverti e guardarti attorno.

domenica, marzo 06, 2011

Zappare la terra in comunita'

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Mi sono recato nell'associazione della difesa dei diritti degli indigeni di OAXACA per dare una mano a rizollare un terreno.
Zappare la terra e' un'attivita' dura, se non lo hai mai fatto poi ti fa vedere come il tempo passato a fare sport o ad allenarti non serve ad un cazzo. Nella serra ci siamo alternati per un po'; nonostante l'inizio dei lavori sia stato di buon mattino, e con il freddo, dopo dieci minuti mi sono ritrovato con la maglietta a maniche corte e con i primi goccioloni di sudore.
Il progetto che mi e' stato illustrato rientra in una serie di interventi che vengono fatti dall'associazione sulle comunita' che abitano in prossimita' della citta'.
L'obiettivo e' quello di ricreare le condizioni affinche' queste persone non abbandonino le loro terre, riscoprano tecniche di coltivazione antiche, ripercorrano con la memoria la storia della propria gente e fortifichino i legami tra di loro all'interno della comunita' stessa.

Con l'entrata in vigore del NAFTA e la riscrittura dell'articolo 26 della costituzione mexicana il processo di liberalizzazione economico legato allo sfruttamento delle terre e' diventato irreversibile. Contro questo e' in atto una resistenza sempre piu' combattiva. Il percorso intrapreso e' quello di riportare le comunita' ad un equilibrio di vita che permetta di ritrovare,  con la coltivazione dei campi, gli elementi che consentano loro di soddisfare le necessita' di alimentazione basica.

In questo momento gli nteressi dei latifondi e delle multinazionali sono quelle di espropriare dai terreni i contadini che li coltivano da secoli. Questo per andare su coltivazioni che siano piu' in linea con quelli che sono gli interessi di costoro. Interessi che rispondono unicamente a logiche di mercato.
L'impatto sulla societa' indigena e' devastante, con le poche migliaia di pesos raccolti dalla cessione queste famiglie si spostano dalle comunita' alle periferie delle citta'. Costruiscono una casa con materiale scadente ed ingrandiscono gli slums che si moltiplicano.
L'impatto con la citta' fa il resto, condizioni di vita completamente diverse e risorse economiche insufficienti contribuiscono a far crescere quella massa d'indigenti che si affollano alla sera nelle varie piazze o in cerca di un'elemosina o, nel migliore di casi, nella vendita di artigianato.

I processi di vita comunitaria sono cose molto interessanti da studiare, le loro modalita' di partecipazione democratica alle decisioni non hanno eguali e fanno a cazzotti con il principio di rappresentativita' tramite elezione che governa il resto della societa' mexicana.
Provate ad immaginare una societa' nella quale per poter ambire ad essere eletto dai vostri concittadini dovete aver impegnato il vostro tempo nelle principali attivita' che riguardano la gestione della vita comunitaria, dovete aver fatto "l'amministrativo", "il vigile" e "l'insegnante". Solo alla condizione che abbiate svolto nel tempo ognuna di queste mansioni ( che sono a rotazione tra i mebri) potete presentarvi, fare il vostro discorso e le vostre "promesse" elettorali in assemblea plenaria (donne, uomini e bambini tutti) e poi essere votato da ogni singolo soggetto che esprime il proprio parere segnando la sua preferenza su una lavagna sotto il nome dei candidati.
Ecco, la lotta di resistenza e' qui. Sviluppare concetti di autonomia che permettano di riappropriarsi delle risorse con cui vivere, rinsaldare i fili tra le persone e permettere loro di vivere una vita "degna".
E' un percorso lungo e faticoso e mi riporta alla mente Davide contro Golia. Tutto questo costa fatica e per difendere principi elementari qui nel "democratico" Mexico periferia dell'impero yankee si muore con un colpo di pistola in testa.

martedì, marzo 01, 2011

L'incontro con Felix ed il disagio degli umili

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Incontro Felix davanti al portone dell'universita'.
E' chiuso e per spiegare il motivo c'e' un cartello che da' conto di quanto guadagna un rettore e quanto un aggregato al corpo docente. Poche cifre ma significative.
Felix scuote il capo, ne approfitto ed inizio a parlare con lui. Gli chiedo la sua opinione sulla quesione salariale, faccio riferimento al salario minimo (50 pesos al giorno) e per significargli la mia "sorpresa" gli dico cosa pótrebbe farci dalle mie parti con quella cifra.
  - Io guadagno di piu', mi dice, faccio l'autista e porto a casa 4.000 pesos al mese. Sono un taxi driver e con quei soldi devo pagare anche le spese.

-Viviamo a casa di mia madre, con i miei tre figli e mia moglie, vesto con quello che trovo e mangio l'indispensabile. Viviamo cosi', e sono un privilegiato. Se vai oltre quelle montagne, e mi indica la linea dei monti davanti a noi, troverai ancora piu' poverta'. La nostra a confronto e' uno scherzo.

Andiamo in una cantina di quelle in cui " non rapinano i gringo come te", apriamo una porta a battente come quelle che si vedono nei film western e, al mio ingresso, cala il silenzio.
Felix mi segue e con la sua apparizione tutto torna alla normalita'.
Davanti a due cerveza mi racconta la sua vita. E' arrivato a 50 anni lottando, cercando opportunita' e la possibilita' di emergere. ha studiato da contabile, ed oggi e' in cerca di una scuola che gli insegni l'inglese e l'uso della "computadora"

- Quando arrivo in fondo pero' le opportunita' non ci sono mai, ma io non mi arrendo. Preferisco accontentarmi di poco piuttosto che ridurmi a vendere la cocaina.
Parliamo del mondo, di religione, del suo credo e della rivolta di Oaxaca.
Gli dico- amico mio questa societa' e' un inganno. Ci sono due piramidi. Una rappresenta le classi sociali ed il potere. C'e' un vertice ed una massa di persone che producono per mantenere quel vertice. L'altra e' rovesciata e rappresenta la ricchezza. Mettile vicine, quella ricchezza prodotta da quella massa di persone e' appannaggio di pochi. La questione e' tutta li'.

- Siamo stanchi, la mia gente e' stanca. Come in Egitto, in Libia ed in tutto il mondo. Dicono che noi siamo rivoltosi di natura ma non e' cosi', e tu hai ragione.

Usciamo e con lui visito un po' di luoghi. Quest'uomo, con il suo cappello da baseball in testa, la canottiera bianca ed i pantaloni sdruciti, mi illustra la stoia di monumenti, chiese, piazze e luoghi. Il dettagglio e' impressionante e lo ascolto a bocca aperta. Alla fine ci abbracciamo e se ne va con i suoi 30 pesos in tasca e nulla piu'.

Come protestano gli impiegati statali, meglio detti insegnanti

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Invece che alzare la voce e dare il giro al nano i professori e gli studenti scelgono il silenzio come forma di protesta. Sempre pensato che il problema e' quello strato gelatinoso d'impiegati dello stato. Un personale vaffanculo a questa forma di protesta.
Qui, tanto per marcare le differenze 
Probabilmente, come dice una mia amica, con la faccina con la tintarella appena presa dopo la settimana bianca questa e' una nuova forma di resistenza.