lunedì, febbraio 28, 2011

Oaxaca e la lotta che continua

4 commenti e critiche
I professori sono in sciopero da Giovedi'
Questo mi dicono i ragazzi ai giardini.
Ieri il viaggio e' stato bello pesante. Otto ore di curve tra montagne e valli assolate. Fa caldo e muoversi costa fatica.
Ho guardato i titoli del tg questa mattina.
15 morti al nord in attacchi armati.Roba da narcos.
 Due parenti di una persona uccisa lo scorso anno a Ciudad Juarez ritrovati nel deserto, morti. Tutti impegnati a sinistra ed in politica.
Questi solo alcuni dei fatto piu' eclatanti. Dimentico qualche altra mattanza.

La manifestazione di ieri sera era per ricordare l'uccisione di un'attivista sociale e di un suo amico. Si chiamava Betty.
Oaxaca e' una citta' dura. Il 15 di febbraio ci sono stati scontri per sette ore tra rappresentanti dei "maestri" (come li chiamano qui) ed elementi della polizia. C'era la visita di calderon e loro hanno bloccato mezza citta'.
Nel 2005 per mesi questa citta' si e' trasformata in una comune, e' costato 26 morti e decine di feriti. Un movimento popolare nato dal basso rivolto' il potere ed a pugni nudi si batte' contro di lui.
Oggi c'e' un nuovo governatore, nessuno pero' si esprime.

Aspettiamo- cosi' mi dice la signora seduta accanto a me nel giardino.
Mi riveine in mente Fab, l'ultima sua mail e la tensione che trasudava. Ripenso a quello che ha scritto. Ai 13 compagni in galera per il blocco sulla costa.
Mentre il mondo s'infiamma da altre parti questa lotta continua non ha risalto sui media. Mi chiedo come mai.
In realta' la risposta c'e'. Ve l'immaginate un tg nostrano costretto a dar conto di cio' che si muove da queste parti? Meglio intrattenerci con Gheddafi e prepararci alla prossima guerra umanitaria perche' qui la democrazia non si discute. La si uccide tutti i giorni.

giovedì, febbraio 24, 2011

Lo strano concetto di democrazia qui in Mexico, e cio' che accade in giro per il mondo

2 commenti e critiche
Partiamo da alcune cose, messe anche in modo disordinato, che secondo me hanno un lungo filo rosso che le lega.
Il 22 di gennaio in Salvador si e' commemorato il 79o anniversario della sollevazione campoesina ed indigena che, duramente repressa, costo' 32.000 morti in pochi giorni.
Nella sola citta' di Izalco l'esercito' massacro piu' di 10.000 persone.
Il detonatore di quella insurrezione: la miseria e l'aggravamento della crisi economica. A seguito di quella repressione le comunita' indigene non solo dovettero cambiare nome ma chi veniva identificato come tale rischiava la morte.
Le terre furono concentrate nelle mani di pochi fazenderos, cosi' il Salvador divenne uno di quei paesi  filoamericani in cui l'un percento della popolazione ne controllava il 90% della ricchezza.
Ci sono voluti decenni di lavoro politico ed una guerriglia durata anni per porre fine a questa vicenda.

Nel 1994 si concluse in Guatemala una guerra durata decenni, costata 300.000 morti ed un milione di profughi.
Una delle zone dove maggiormente si combatte' e' stata quella della comunita' di San Juan Cotzal.

Oggi quelle terre sono state concesse all'enel dal governo disattedendo, in questo modo, uno dei punti degli accordi di pace. la disponibilita' delle risorse e dei territori rimanevano parte delle comunita' che le abitavano.
In questo momento la societa' italiana non mostra alcun tipo d'interesse a negoziare alcunche' con gli abitanti di quella zona. Fino ad ora le manifestazioni sono pacifiche, in un territorio che mostra ancora le ferite della guerra, e con un popolo che si e' battuto con coraggio per anni e che ha memoria storica per altre forme di opposizione.


Qui nel Chiapas il conflitto tra governo e comunita' indigene ruota intorno alle stesse questioni, la disponibilita' delle risorse ed il loro utilizzo con, in questo, si' lo scontro  tra due modi diversi d'intendere la "civilta'.
da una parte lo sfruttamento intensivo dei territori con l'allontanamento di chi vi abita, dall'altro la difesa di stili di vita e tradizioni che mal si conciliano con gli interessi delle multinazionali.



Veniamo ora a quello che si legge sui giornali italiani per cio' che succede in Nordafrica.
La voglia di democrazia, una societa' piu' libera etc.etc.
Ho molti dubbi che si tratti "solo" di questo. Quelli che si sono mossi sono disoccupati, sottoproletari, contadini e societa' "civile che evidentemente fino ad ora non hanno goduto di quella ripartizione di ricchezza che comunque in quella parte di mondo e' appannaggio di pochi eletti.
Non c'e' un esercito di produttori e di operai con condizioni stabili d'impiego perche' questi non esistono. Esiste gente che si arrangia tutti i giorni e che vede scorrere davanti agli occhi cosa significa potere avere e cosa no. I simboli della ricchezza materiale in questo sono evidenti.

Per tornare qui, lo stipendio base e di legge e' di 50 pesos al giorno. Un euro ne vale 16. Fatevi un po' di conti. Contemporaneamente cartelloni pubblicitari mostrano come, con 1200 pesos al mese, si puo' disporre di un cellulare tutto compreso. davanti a quei cartelli sfilano masse di diseredati.
Cio' che in parte ha salvato il Mexico da una rivolta pari a quella egiziana sono, a mio modo di vedere, due elementi
1- le rimesse degli emigrati che costituiscono una parte importante della ricchezza di questo paese
2- la scelta per una lotta politica" fatta dalle organizzazioni di sinistra messicane

Fino a quando durera'? Perche' questa e' la domanda. Fino a quando pensate che possa durare? State pianificando una societa' in cui la ricchezza si concentrera' sempre di piu'. Questo anche nella ricca Europa. Pensate che questo sia il modello vincente? Auguri, perche' quando il vento si soleva lo fa d'improvviso e spazza via un sacco di merda.

martedì, febbraio 22, 2011

Lotte di contadini in Chiapas, la storia dei fratelli Mendez Nunez

4 commenti e critiche
Mi dirigo verso la piazza principale di Tuxla, una citta' a circa un'ora e mezza da S.Cristobal. La giornata e' tersa, neanche una nuvola ed il sole e' caldissimo.
Davanti al palazzo del governo scorgo un gruppo di persone, alcuni cartelli attaccati alle apretri mi parlano di prigionieri politici.Mi danno i loro volantini e si avvicinano in gruppo. Le donne, in disparte, continuano ad alimentare il fuoco di un fornello.
Iniziano a chiedere da dove arrivo e mi pregano di fare qualcosa per loro, di raccontare la loro storia e perche' solno li'.
Scatto qualche foto e prometto di tornare l'indomani al mattino. Quando ci si saluta da queste parti si usa un'espressione che trovo bellissima "che ti vada bene, amico mio"

Il 14 dicembre del 2008 un uomo viene trovato ucciso nella selva con un colpo di machete, era un paramilitare e la scoperta di questo delitto innesca una serie di reazioni.
Nella zona, da tempo, questa organizzazione che di fatto agisce su commissione e che si fa chiamare "i soldati di Dio" e' in conflitto con la comunita' di persone che appoggia la lotta e la politica zapatista.
Siamo dalle parti di Ocosingo dove nel 1994 si combatte' duramente tra esercito e forze della guerriglia zapatista.
Di questo omicidio vengono accusati due fratelli, si chiamano Armando e Amilcar.
La loro detenzione viene dopo che, sotto tortura e senza alcuna garanzia di tipo giuridico, firmano una crta in cui si dicono responsabili di quel delitto.
Siamo al 16 di dicembre e da quel giorno sono in galera senza che si sia giunti a sentenza definitiva.
Quello che Cesar mi racconta avrebbe bisogno di altro rispetto a come posso pensare di rendere l'idea delle immagini che mi scorrono in testa mentre lui parla.

"100 uomini un giorno sono arrivati armati nel nostro villaggio, hanno sfondato porte, distrutto tutto quello che c'era, picchiato e torurato gli uomini, fatto assistere i bambini a queste violenze e poi hanno preso mia cognata ed un'altra compagna e le hanno violentate.
Sette famiglie sono state sbattute fuori dalle loro abitazioni, abbiamo raccolto le nostre cose e da allora, sei marzo del 2009, viviamo come profughi e senza niente.
Mia cognata Eva mendez Nunez ha dovuto pagare 25.000 pesos di riscatto per la sua famiglia.

  I compagni che stanno in galera sono innocenti, li hanno torturati affogandoli nell'acqua, con la corrente elettrica e prendendoli a botte per ore. hanno confessato un delitto che non hanno commesso.
Il PM dice che ci siamo inventati tutto compreso le violenze dei paramilitari, e che quei fatti con il processo non c'entrano nulla.

E tutto questo perche'? perche' difendiamo l'acqua, la terra, la nostra comunita' e cio' che e' nostro da sempre.
Ecco vai, racconta quello che ci accde perche' accade a molti di noi in Chiapas. aiutateci"

Sto con loro per un po', non so cosa dire e mi sento il cuore gonfio. Mi scorrono davanti uno dopo l'altro mentre mi salutano. gente minuta, sguardi dolci, rughe e mani callose. Corpi segnati dalla fatica, dal sole e dallo scorrere di una vita che non porta niente di buono.
faccio fatica ad andare via.
loro, mentre sto scrivendo, sono ancora la'. In attesa che qualcuno li ascolti e li aiuti. Ed io posso fare solo questo. E piango.

sabato, febbraio 19, 2011

Di quello che accade qui nel democratico Mexico cortile di suburbia

0 commenti e critiche
La gente si sposta ordinatamente e senza fretta, ci dicono che appena pronti inizieranno il blocco stradale.
Mi sono svegliato presto e sono arrivato con anticipo davanti alla "parada"
Fab e' arrivato con gli altri compagni, la divisa e' d'ordinanza compreso il foulard per coprire il volto. Dovremo stare li' e seguire l'azione documentando eventuali scontri con i paramilitari.
Nel villaggio di Mitziton si vive questo evento in modo rilassato, nonstante il morto dello scorso anno ed i 10 torturati appesi ai pali che si trovano piu' avanti.
Si' perche' qui funziona in questo modo, la gente viene sequestrata appesa ad un palo, cosparsa di orina e picchiata a sangue.
Nonostante questo i compagni non reagiscono, sono tanti e avessero voglia farebbero piazza pulita di quello che c'e' attorno. La loro capacita' ed intelligenza politica e' anche questo e mi chiedo quanto resisterei pazientemente nelle loro condizioni.

Il materiale per i blocchi viene messo di tracerso sulla strada, lla gente si siede per terra ed aspetta. le auto iniziano ad incollonnarsi, i collettivos si fermano ai margini e trasbordano dall'altra parte le persone.
Chi "paga" questa azione politica e' il business del turismo che blocca i propri pullman e li rimanda indietro.
Nessuno protesta, tutti prendono i volantini e li leggono.
Ci dicono di un posto di blocco di paramilitari, ci dirigiamo li' per capire le intenzioni ed intanto si gira qualche ripresa.
il blocco s'interrompe verso le 12. Una mezzora di tregua per dare modo alle macchine di passare e non calcare troppo la mano.
Guardo le facce di questi indigeni, scure e segnate. Pastori e contadini che difendono un pezzo di terra, gente che non vuole trasformarsi in venditori di pulseras ai margini di qualche citta'. Espulsi da cio' che e' il loro mondo.

Torno con Fab a S. Cristobal. Sono colpito da quello che vedo ed imparo.

Dopo due giorni la notizia arrivera' puntuale. Alle 11 di sera i paramilitari hanno attaccato il blocco, hanno ferito allo stomaco con un colpo d'arma da fuoco una delle persone che stavano li'. Un'altra l'hanno sequestrata e torturata per ore.L'esercito e' arrivato ed ha terminato l'opera sgombrando le persone.
Guerra a bassa intensita' nel cortile di casa di zio Sam.

domenica, febbraio 13, 2011

Parliamo d'Italia

0 commenti e critiche
Leggo che folle oceaniche, in Italia, si sono ritrovate intorno ad un sol grido "fuori Berlusconi perche' frequenta le minorenni e degrada l'immagine del paese"
Ora, se non fosse che l'immagine del paese e' degradata da decenni ci sarebbe anche da stare a ragionare su una questione di principio di questo tipo.
Confesso il disagio per questo tipo di moralismo, una roba intorno alla quale si coalizzano i mal di pancia di varia natura dei tanti segmenti della societa' italiana. Se la questione e' la mignottocrazia, in un paese in cui la meta' dei maschi frequenta le mignotte, la gran parte dei maltrattamenti sulle donne nonche' le violenze si consumano tra le partei domestiche, c'e' da pensare che forse la questione e' mal posta.
Scorrendo i vari commenti c'e' quello di chi e' incazzato perche' e' tre mesi che non lo pagano, dei laureati che si scoprono precari dopo anni di studi, di chi si duole dell'immagine delle donne infangata dal satrapo maligno con la sua ardimentosa ginnastica sessuale, di quella che scrive che non vuole che a fare le leggi sia gente che ha usato il proprio corpo etc.etc.etc.

Penso che cosi' costoro non vadano da nessuna parte. Ed e' triste dirlo. La questione e' talmente ingarbugliata ed entra cosi' in profondita' nella vita della gente che la semplicita' di questi slogan mi lascia senza parole.
Mi chiedo che cazzo c'entri l'uccello di Berlusconi e l'uso che ne fa con il precariato, con il caporalato, con quelli che bruciano nei camper da bambini e potrei continuare all'infinito.
Che c'entra l'immagine della donna con questo. Trovo insopportabile la Gelmini al pari della Bindi della Camusso e di quella che usa il cilicio passata dal PD a Casini.
Ma mica per come sono, quanto per quello che fanno e dicono usando il loro potere.
Pero' la mente dei semplici perpetua con la loro semplicita' questo sitema di merda. Gioiranno quando il vecchio crepera' (mi auguro al piu' presto) ma non avranno risolto un cazzo del resto e mestamente davanti ad uno zingaro imprecheranno per la sua presenza invasiva chiedendo alla polizia di fare pulizia.

Del blocco stadale dell'universita' e di altro

0 commenti e critiche
Arrivo al seminario con largo anticipo. Il viaggio nel collettivo e' stato scomodo, ho viaggiato in piedi e questo per me sinifica piegare in due i miei 190 com.
Si arriva nel barrio intorno alle 17. Un posto come tanti ai margini di una citta' che cresce. Strade polverose e cani randagi scheletrici in giro. bambni che escono da case che nessuno di noi mai chiamerebbe cosi', mamme sorridenti e con gli occhi neri ed i capelli lisci e lunghi.
In questa landa d'improvviso una serie di case colorate ed in legno mi accolgono, alberi e prati a circondare il tutto. La montagna a due passi. Sembra quas incredibile vedere una cosa cosi' in un posto cosi'.

Una serie di laboratori si alternano lungo i viali, officine per meccanici, falegnamerie, un conservatorio, l'orto botanico, sale di lettura e tutto cio' che puo servire per imparare e discutere.
Murales con Marcos ornano alcuni edifici, e' costante il riferimento all'america latina ed a Che Guevara.
Mi dicono che le comunita' mandano li' i loro ragazzi a studiare, l'accordo e' che alla fine del ciclo di studi ritornino per fare  quello che hanno imperato.

Nel cartello che e' davanti all'edificio che ospita il seminario c'e' scritto "gruppo de-colonizzato dell'america latina"
Mi fermo a prendere un caffe' all'ingresso e chiedo quanto devo dare.
" quello che puoi" e' la risposta.
La pratica di confronto prevede che i documenti sui quali si apre la discussione siano forniti una settimana prima, questo per dare modo ai partecipanti di fornire il loro contributo
Una delle regole non scritte, ma presenti, e' quella che non si interviene per contestare quello che un altro ha detto ma solo per fornire la propria chiave di lettura sulle questioni all'ordine del giorno.
Diro' poi di cosa abbiamo parlato perche' le questioni toccate meritano un post a parte, voglio solo ricordare quello che ho ascoltato da uno di loro " quello che dobbiamo capire e' che per quanto, per noi, siano sbagliate le idee degli altri bisogna avere la pazienza e la forza di ascoltarle". Qesto in riferimento alle pratiche assembleari delle comunita' in cui vengono discusse tutte le problematiche che riguardano le persone che vi abitano.

Alla fine mi prendono da parte e mi dicono che alle 7,30 del giorno dopo si parte per andare a bloccare una strada di collegamento tra S. Cristobal e Palenque.
"Annamo ad occupa' la panamericana compa'" mi dice con un radioso sorriso Fab.
"Portateve qualcosa per coprirvi il volto, se ci stanno i paramilitari quelli ce fotografano"
"senti, ma che cazzo facciamo se interviene la polizia?"
"Nun te preoccupa', al massimo torni gratis in Italia"
"Sti cazzi!!!" penso.
"No, ma che facciamo se arrivano?"
"Mbe', intanto lo capiamo perche' prima arriva l'elcottero. Ce spostamo verso 'na casetta e `poi ce mettemo a core verso a montagna de fronte"
"Mi piglia per il culo, penso, correre in salita a piu' di 2000 metri. Ma quando mai!"
Fab mi guarda con il sorriso sornione di quelli che pensano "  'Sta generazione de vecchi!" ed io penso a casa.
Ma questo e quello che seguira' ve lo raccontero' poi.
Adesso penso a Fab ed agli altri compagni,e penso a mio figlio ed ai suoi 16 anni.
Lo affiderei a loro, senza acun dubbio.
Hasta luego.

mercoledì, febbraio 09, 2011

Vivere autonomamente nel Chiapas

0 commenti e critiche
Questa mattina nella piazza della cattedrale di S.Cristobal hanno celebrato i risultati dell'offensiva del 9 febbraio 1995.
Lo hanno fatto molto presto ed in presenza di pochi intimi, perche' alle 11.00 il palco e' gia' quasi tutto smontato.
In questi giorni ho proseguito il mio viaggio visitando comunita' autonome che aderiscono all'orgazizzazione dell'EZLN, sono stato in villaggi che appoggiano il governo locale e mi sono fatto un bagno di gioia e tristezza insieme a 72 ragazzini che vivono di poco e che di molto hanno bisogno.

Girovagando tra i blog italioti ho letto dotte dissertazioni su come si puo' campare con 800 euro al mese e come invece no. Mi sembra tutto molto distante da qui, e non solo in termini geografici.
In questa zona del Messico e' in atto una sperimentazione, su scala importante in termini di comunita' coinvolte, su quello che e' il significato di autonomia e gestione rispetto ad uno stato che rivendica il proprio primato verso quelle comunita'.

E' un processo lento iniziato quel 1o Gennaio del 1994 e che ad oggi va estendendosi in modo significativo.

Nello stesso tempo e' in atto una guerra a bassa intensita', guerra che e' fatta di sparizioni (l'ultima qui a S.Cristobal il 30 di Gennaio), di scontri contro paramilitari (la scorsa settimana nella zona di agua azul, con la morte di due paramilitari), una presenza invasiva di polizia ed esercito e quanto e' gia' stato sperimentato in altre zone del centro e sud america.

La costruzione di questa autonomia e' fatta da comuni organizzati in modo indipendente, con strutture sanitarie, scuole ed amministrazioni che funzionano in relazione ai bisogni delle comunita'.
Quando si entra in territorio zapatista due cartelli accompagnano il visitatore, nel 1o c'e' scritto "qui comanda il popolo e la giunta esegue", nel secondo "tutto per tutti e nulla per noi".
Una dichiarazione di principi sintetica e scevra da equivoci.

Quello che qui si valorizza e' il senso dell'appartenenza a valori e modalita' di vita  che con quanto gira attorno a questa gente non ha nullla a che fare.

Ci sono pratiche assembleari ed una gestione del confronto che noi, abituati a parlarci addosso e ad urlare, neanche riusciamo a cogliere in tutto il loro valore.
Intanto qui attorno la Coca Cola compera l'acquedotto e s'impadronisce di una risorsa importante, lo stato non fa nulla per scolarizzare in modo massiccio la popolazione degli adolescenti e dei bambini che spendono il loro tempo vendendo pulsera e che non sanno ne' leggere e ne' scrivere, l'alimentazione basica, per chi abita in citta' ,nella gran parte dei casi e' limitata a qualche tortilla con fagioli, i turiti passeggiano e qualche ONG ingrassa cibandosi di cio' che significa poverta'.

Incontro gente magnifica, ed a loro va il mio omaggio commosso e sentito. Compagni italiani che hanno scelto di vivere qui da anni condividendo speranze e paure di questa gente. Ragazzi giovani che mi hanno fatto ritrovare l'entusiasmo e che mi hanno accolto come un vecchio amico.
Sono seduto qui e cerco le parole per loro. Non esistono.
Hasta luego

giovedì, febbraio 03, 2011

Terra, giustizia, liberta' e rivoluzione

3 commenti e critiche
San Cristobal ha piu' ristoranti e bar rispetto al 1994, l'ultima volta in cui sono stato qui. E' una cittadina bellissima in cui passeggiano gringos in pensione, fricchettoni sempre alla ricerca di fumo, gente delle ONG e rivoluzionari mancati.
A tenere compagnia a tutta questa gente, qualche sera fa e fino al giorno dopo, pattuglie di militari con mitra a tracolla e passamontagna sul volto.
Questo viaggio e' pieno di cose, di sensazioni, profumi ed adrenalina. Ieri ho viaggiato per 5 ore tra strade di montagne, e pueblos nascosti tra i monti. Quando la sera si e' fatta avanti il cielo e' passato dal rosa al rosso fuoco. La gente ha acceso i fuochi fuori dalle porte delle case e gruppi di persone ci salutavano mentre lentamente passavamo tra di loro.
C'e' tutto in questo posto, la stranezza di una serata passata ad osservare la gente ballare in piazza mentre uomini vestiti di verde ne controllavano i documenti.Un giro a cavallo per andare in posti inaccessibili ai piu'. L'invito di una comunita' tzotzil a visitare l'orfanotrofio in cui ci sono bambini figli di gente che o e' sparita o ha avuto il torto di rivendicare la propria adesione allo zapatismo.

Nel 1994 qui ha avuto inizio la ribellione delle comunita' della Selva la Candona, era il 1o di Gennaio ed ero nella stessa piazza in cui oggi c'e' un gruppo che suona la marimba.

Se volete avere qualche notizia in piu' sulle rgioni di quella protesta e di cio' che ha significato sia l'accordo del NAFTA che la revisione dell'articolo 27 della costituzione leggete qui ( http://www.meridianionline.org/2010/07/15/messico-nafta-zapata-nafta/ ).


Durante una riunione a cui ho partecipato si e' fatto il bilancio di questi anni, di cosa ha significato in termini di disgregazione sociale quella revisione, dei guasti del liberismo e dei risultati che ad oggi fanno del Messico uno degli stati piu' insicuri della terra.
Il business si e' sviluppato in tutti i sensi, e l'unica alternativa per i tanti che hanno abbandonato la terra e' stata quella di recarsi nel D.F. ed aumentare il numero dei poveri o di quelli che si dedicano al traffico di droga.

Cosi' viaggio tra questi luoghi immerso nella passione e nella bellezza del tutto, vale la pena affondarci le mani in un posto cosi'. Fino in fondo.