La rivoluzione è bella in sé, poi diventa tragedia per nani
A proposito di antropologia marxista, quei comunisti con l'altoparlante
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Un post dedicato alla memoria scritto da un amico.
COMUNISTI CON L'ALTOPARLANTE- autore Carmine Nigro
martedì 24 marzo 2009 alle ore 12.00
Abitavo fin da piccolo, in un quartiere popolare a Salerno, sotto casa mia c'era una sezione del PCI dove mio padre mi portava spesso; praticamente ho passato la mia infanzia in quella sezione, tra i ricordi dei vecchi compagni che nel 42 si salutavano con voce bassa "compagno", a un edicolante anarchico i fascisti gli avevano bruciato l'edicola, altri ammanettati e pestati nei portoni. Nel '45 ballavano nei cortili: a mezzanotte l' "l'Internazionale. La domenica in sezione l'orchestrina con il contrabasso. Poi il 25 aprile in strada vendono l'Unità l'Italia è libera. Quando c'era bisogno, i vecchi comunisti del mio quartiere uscivano con l'altoparlante su una vecchia auto. Uscivano per l'alluvione del Polesine, per le lotte contadine, per la legge truffa, per Reggio Emilia nel '60 e dopo piazza Fontana. A me quei comunisti con l'altoparlante davano un gran senso di difesa. Poi Budapest e Praga, i tatticismi e le reticenze, la polemica con i cinesi. E il 68. Ma i vecchi comunisti del mio quartiere con i loro racconti e il loro altoparlante mi facevano sentire sicuro, come chi sa che le trincee alle spalle è ancora presidiato da truppe fidate. Nel '84 sono entrato nel PCI, quello di Enrico Belinguer. i comunisti del mio quartiere mi aspettavano da sempre. Poi, pulendo la sezione, ritrovai quell'altoparlante. In quegli anni lo avevano adoperato poco, ma erano vitali, aperti ai nuovi problemi e figure, tante donne. Diversi tra noi, diversi dal nostro passato. Anche il quartiere era diverso: case alte, ma non se ne trovavano, cominciavano i grandi ingorghi di macchine. Il giardinetto era pieno di siringhe. Aspettando il bus, una sera, un marocchino mi si avvicina con la sua chincaglieria: "Compra cumpà, te buon cristiano" "No guardi comunista" gli rispondo gentilmente. Non capisce: saluta senza ammiccamenti. Nell'86 lasciai il PCI e cominciai con Autonomia Operaia. Cos'è il comunismo oggi non lo so più: ho creduto di saperlo troppe volte. Forse non so più bene neanche il capitalismo. Ma so che quella trincea che i vecchi comunisti del mio quartiere difendevano con il loro altoparlante ha ancora bisogno di essere presidiata. Da noi e magari anche da qualcun altro che siede nei salotti mediatici. Ci sono: bisogna riuscire a chiamarli.
Beh, meno male che l'ho letto di giorno questo post, che se l'avessi letto al tramonto inoltrato, mi sarebbe salita l'angoscia. Amarcord dei comunisti con piaceri e dispiaceri. Ben scritto, ma quel tempo non torna più. Un saluto.
Spq mi sta sulle balle ed ha lo stesso effetto,con molti dei suoi post, che mi farebbe un piumino d'oca indossato nel deserto cileno ( qui e qui .) Però chi pontifica di regole e di gente che abusa del suo potere in redazione, dovrebbe anche spiegarci un paio di cose: 1- ritiene accettabile che si sospendano delle persone, sulla base di un pregiudizio,inventando una procedura ed una regola che dovrebbe quanto meno essere messa in discussione e votata? 2- come giudicare una mail che ci informa della prossima votazione sull'espulsione di Spq con argomenti che, di fatto, sanciscono un giudizio di parte? La redazione deve (dovrebbe) limitarsi ad informare del quando e su quale questione.Aprendo uno spazio, al limite, di discussione sull'argomento. Se si scrivono cose del tipo " Inoltre desideriamo informare il collettivo che il blogger in questione, vista la gravità del fatto che ha commesso..." la stessa redazione si assume un ruolo improrpio e questo non ci rassic...
Il dibattito che si è svolto intorno alla presenza di scrittori israeliani alla fiera del libro di Torino ha posto al centro dello stesso una terminologia che, nel tentativo di stigmatizzare chi si oppone a quella presenza, mette assieme e confonde una serie di "significati" che finiscono con il produrre, "coscientemente" per alcuni ed in virtù di semplice ignoranza in altri, un polverone che serve a strumentalizzare una presa di posizione che, potrà non piacere, ma ha solo un senso politico ( e questo lo condivido) sull'uso che di quella presenza si fa per legittimare e dare per assodato un certo comportamento da parte dello stato Israeliano nei confronti della comunità palestinese. Non ci interessa qui discutere di queste ragioni ma ridare un senso alle parole. Intanto diciamo subito che l'antisemitismo non è associabile con l'antisionismo. Cosa significa Sionismo?. " Si indica con questo termine il movimento di ritorno alla Palestina che h...
Commenti
Già, infatti parliamo di memoria e di antropologia.
Non tornano più quelle persone ma le questioni rimangono le stesse.