"Ci sono battaglie perse in partenza. Questo non vuol dire che non si debbano combattere fino alla fine. Qualche volta, molto raramente, si vince."
mercoledì, marzo 31, 2010
Il voto in Piemonte
martedì, marzo 30, 2010
Confessioni di uno che non vota
To ease my troubled mind
I left my body laying somewhere
In the sands of time
But I watched the world float
To the dark side of the moon
I feel there is nothing I can do, yeah
I watched the world float
To the dark side of the moon
After all I knew it had to be
Something to do with you
I really don’t mind what happens now and then
As long as you’ll be my friend at the end
domenica, marzo 28, 2010
EZLN
Para que salgamos en la lucha avante
Porque nuestra Patria grita y necesita
De todo el esfuerzo de los zapatistas
Hombres, niños y mujeres
El esfuerzo siempre haremos
Campesinos, los obreros
Todos juntos con el pueblo
venerdì, marzo 26, 2010
Il liberismo
E’ difficile resistere al Mercato, amore mio. Di conseguenza andiamo in cerca di
rivoluzioni e vena artistica. Per questo le avanguardie erano ok, almeno fino al ’66. Ma ormai la fine va da sé. E’ inevitabile. Anna pensa di soccombere al Mercato. Non lo sa perché si è laureata. Anni fa credeva nella lotta, adesso sta paralizzata in strada. Finge di essere morta. Scrive con lo spray sui muri che la catastrofe è inevitabile.Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. Nel tizio stanco. Nella sua borsa di Dior. Legge la Fine. Nei saccchi dei cinesi. Nei giorni spesi al centro commerciale. Nel sesso orale. Nel suo non eccitarla più. Vede la Fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo. Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà. E’ difficile resistere al Mercato, Anna lo sa. Un tempo aveva un sogno stupido: un nucleo armato terroristico. Adesso è un corpo fragile che sa d’essere morto e sogna l’Africa. Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe.Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. Nel tizio stanco. Nella sua borsa di Dior. Muore il Mercato. Per autoconsunzione. Non è peccato. E non è Marx & Engels. E’ l’estinzione. E’ un ragazzino in agonia. Vede la Fine in me che spendo soldi e tempo in un Nintendo dentro il bar della stazione e da anni non la chiamo più.
La libertà d'espressione secondo Luttazzi
giovedì, marzo 25, 2010
Ma chi ha scritto queste cose?
Indovinello, secondo voi chi ha scritto questo pezzo, su quale giornale e quando?
"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
martedì, marzo 23, 2010
Consenso e numeri gonfiati ad arte, Polverini e Berlusconi
La candidatura di Renata Polverini alla regione Lazio per il centrodestra è stata salutata con favore anche dall’altro lato della barricata.
lunedì, marzo 22, 2010
Solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
domenica, marzo 21, 2010
La retorica Berlusconiana
giovedì, marzo 18, 2010
Si cambia
Ribellarsi è giusto, il problema sono gli indifferenti e la loro coscienza
sabato, marzo 13, 2010
Storie ordinarie di cronaca politica e vecchi rivoluzionari

Tutti liberi gli arrestati nell’operazione del 23 febbraio scorso: nessuno dovrà più stare in galera o ai domiciliari, anche se qualcuno avrà l’obbligo di firma. Dopo due settimane, si iniziano a vedere le prime crepe nel castello di accuse malamente costruito dal PM Padalino (in un ritratto) e dal capo della Digos Petronzi (nella foto).
Ma la storia senza dubbio più emozionante è l’evasione di un gruppo di reclusi dal Cie di Torino. Avremmo voluto raccontarvela in anteprima, ma qualche agenzia di stampa ha già battuto la notizia: nella notte tra giovedì e venerdì sono riusciti a scappare almeno in otto, sembra attraverso dei buchi scavati da tempo, e fino ad ora sono ancora tutti liberi.
In culo alla Polizia, agli alpini, alla Croce Rossa e a tutti i magistrati, politici e giornalisti razzisti. Viva la libertà e chi se la conquista!
Cronaca
Buttafuori (e filo spinato)
9 marzo. Via i vecchi reduci dell’Associazione nazionale Alpini, largo aigiovani buttafuori dell’Hydra Service, guidati dal noto picchiatore Diego Simioli. Saranno proprio loro, i famosi responsabili del servizio d’ordine del Pd, a garantire la sorveglianza notturna della caserma di via Asti, dove sono alloggiati alcuni dei profughi e rifugiati politici protagonisti delle occupazioni di via Bologna e corso Peschiera. Il cambio della guardia è stato deciso dalla sinistra Fondazione Dravelli (legata all’Arci), che ogni mese incassa dal comune decine di migliaia di euro da spendere per il bene dei profughi. E sempre per il bene dei profughi, già da qualche tempo alcuni punti della caserma sono stati addobbati con del filo spinato.
Integrazione
9 marzo. Ennesima retata a Porta Palazzo, questa volta sui tram della linea 4. Mentre gli alpini piantonano le porte dei mezzi, controllori e polizia chiedono biglietti e documenti. A seguire l’operazione, un paio di camionette della polizia. Tra chi i controllori c’è anche un uomo in borghese coi tratti nordafricani: potrebbe essere Mostafa El Daodi, uno dei cinque controllori di origine straniera assunti dalla GTT tre mesi fa. Ecco cos’è l’integrazione.
Benzina
9 marzo. Dopo lo sgombero dall’alloggio ATC che occupava in corso Salvemini con la moglie e quattro figli, un uomo si è cosparso di benzina e ha minacciato di darsi fuoco nel cortile della circoscrizione 2.
Goffi
8 marzo. Nella notte ignoti entrano nella sede elettorale dell’UDC, in via Cernaia 16, e portano via due computer con i dati della campagna elettorale e un telefono cellulare. Prima di andarsene, strappano i manifesti del partito e si accaniscono in particolare contro la sagoma in cartone che ritrae Alberto Goffi. «Spero davvero sia stato solo un atto di vandalismo» ha commentato Goffi, quello in carne ed ossa.
Con le pive nel sacco
8 marzo. Se ne torna a casa con le pive nel sacco l’ufficiale giudiziario che questa mattina avrebbe voluto eseguire l’ennesimo sfratto dei suoi quindici anni di “onesto lavoro”, per usare le sue parole. A convincerlo a rinviare la pratica al 1 aprile ci hanno pensato decine di solidali della Rete per il diritto alla casa, accorsi per dar man forte ad una famiglia morosa che aveva deciso di non abbandonare l’alloggio.
Fumetti
7 marzo. Moncalieri. Imbrattati nella notte numerosi manifesti del candidato sindaco del Pdl Stefano Zacà, in particolare nel quartiere collinare di Revigliasco, proprio quello dove vive il politico. Un fumetto diverso per ogni manifesto, questi alcuni esempi: «Siamo un gruppo di infami», «Mafioso? Si certo!», «Ogni mese ti tolgo lo stipendio».
Su commissione?
7 marzo. “Calabresi farai la fine di tuo padre”, questa l’ennesima scritta comparsa nella notte sui muri della sede torinese del quotidiano “La Stampa”, in via Tiziano 62. Allertati dalla vigilanza privata, che aveva visto la scena grazie alle telecamere di videosorveglianza, i carabinieri fermano poco minuti dopo due ragazzi rumeni. In un cestino poco distante i militari avrebbero trovato uno zainetto, con dentro un biglietto con la scritta incriminata. Da qui la fantasiosa ipotesi che gli autori del gesto abbiano agito su commissione.
I destini della sinistra
3 marzo. Nel pomeriggio, in una sala in pieno centro a Torino, una elegante manica di sorridenti intellettuali, si è data convegno, alla presenza del bel sindaco Chiamparino, per discutere attorno ai destini della sinistra, tematica suggerita dalla presentazione di un libro. Destini della sinistra? Un gruppo di compagni antirazzisti, con in serbo alcune impressioni a riguardo, ha sentito l’urgenza, pur senza invito, di partecipare all’incontro, distribuendo volantini e aprendo uno striscione (di fatto disturbando). […]
Determinazione
1 marzo. Idrissa stava partecipando allo sciopero dei migranti, e forse non si aspettava che gli sbirri proprio oggi avrebbero provato ad arrestarlo per non aver ottemperato all’ordine di espulsione; gli sbirri forse non si aspettavano che arrestando lui il presidio colorato delle associazioni sarebbe diventato un corteo, che infine si sarebbe rifiutato di sciogliersi fino al momento della sua liberazione. Tra i tanti striscioni della manifestazione, anche quello dal balcone di Marco, ai domiciliari per via del suo antirazzismo, che recita «Fuoco ai C.I.E.». Davanti alle provocazioni di sbirri e PM razzisti bisogna agire, insieme, con determinazione.
venerdì, marzo 12, 2010
L'alternativa alla crisi? Più povertà per i soliti
giovedì, marzo 11, 2010
Speculazione finanziaria, uomini e popoli
lunedì, marzo 08, 2010
Mentre siete affaccendati e pensate a come cambiare il mondo votando un nuovo assessore ladro..
A Milano, nel Cie di via Corelli, i detenuti e le detenute in sciopero della fame cominciano ad essere debilitati ed indeboliti. Ad alcune ragazze del reparto trans sono state fatte flebo di liquidi e una è stata portata in ospedale. I reclusi hanno chiesto invano di essere pesati e controllati costantemente da personale medico, come è prassi durante ogni sciopero della fame, ma questo. Tuttavia, nonostante le difficoltà, lo sciopero continua con determinazione, anche grazie alla solidarietà degli antirazzisti che continuamente portano acqua e succhi al centro e mantengono ininterrottamente i contatti.
A Roma, nel Cie di Ponte Galeria, una ventina di reclusi continua lo sciopero: i gestori portano il cibo e loro lo rimandano indietro. Alcuni che avevano iniziato autonomamente lo sciopero qualche giorno prima degli altri sono molto provati, perché oramai sono dieci giorni che non mangiano. A differenza di quanto accade a Milano, a Roma i reclusi sono pesati e monitorati regolarmente, ma la cooperativa Auxilium (subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro da una settimana) non permette che i solidali portino i succhi e le bevande dall’esterno. La dotazione giornaliera di liquidi per ciascun recluso è di un litro d’acqua, ma lo sciopero non si ferma.
A Torino, nel Cie di corso Brunelleschi, lo sciopero nell’area gialla prosegue a staffetta e oggi un recluso in sciopero della fame da parecchi giorni si è sentito male. I suoi compagni di gabbia hanno chiamato la Croce Rossa, il 118 e i solidali fuori. Dopo un’ora di pressioni - dall’interno e dall’esterno del centro - il ragazzo è stato portato all’ospedale per accertamenti.
Bologna invece è un caso a parte. Nel Cie di via Mattei lo sciopero si è interrotto dopo il primo giorno, e soltanto un recluso continua il suo sciopero della fame solitario, anche per motivi personali. La situazione nel centro è molto difficile, perché sembra che l’uso di tranquillanti in questo Cie sia più diffuso che in altri. Ogni volta che i solidali riescono a contattare i reclusi, questi rispondono del tutto intontiti ed addormentati, a qualunque ora del giorno e della notte.
Infine, ecco alcune testimonianze raccolte dal Comitato Antirazzista di Milano e pubblicate sul sito noinonsiamocomplici.noblogs.org
Dalla sezione Trans del Cie di via Corelli, Milano:
“Siamo in 20 persone che stiamo facendo lo sciopero della fame. In ogni stanza siamo in 4 persone. I muri son pieni di muffa, le lenzuola vengono cambiate una volta alla settimana mentre le coperte non vengono mai cambiate. Ogni quindici giorni ci danno un bagnoschiuma. Alla sera dobbiamo pulire noi la stanza con la scopa e il secchio. Le finestre sono senza tende così la mattina presto entra la luce. Noi siamo obbligate a mettere le coperte sulla finestra per dormire. Il bagno è uno schifo, è molto sporco. Gli scarichi son tutti intasati, dobbiamo fare per forza i nostri bisogni in piedi. Alle 8 e mezza di mattina ci portano un bicchiere di latte e una brioche. Non possiamo bere le cose calde se non con la macchinetta a pagamento. Il cibo è molto scadente, ci portano spesso il tacchino. Noi che abbiamo il silicone non possiamo mangiare il tacchino. Per questo a molte di noi sono venute infiammazioni alle protesi, ai fianchi, al seno, nei glutei. Quando andiamo alla Croce Rossa per i nostri problemi di salute ci danno dei tranquillanti per togliere il dolore, ma queste gocce ci fanno addormentare. Quando abbiamo troppo dolore ci danno la tachipirina”.
“Sono qua da una settimana. Ho subito iniziato lo sciopero della fame perché non possiamo stare qua sei mesi. Inoltre sono sieropositiva, avevo da fare gli esami del sangue per valutare quali medicamenti prendere invece son stata portata qui e mi hanno fatto saltare la visita. Ho avuto tre giorni la febbre molto alta. Stavo così male che mi hanno portato in ospedale, al Policlinico, per un blocco intestinale. Dopo di che mi hanno riportato in Corelli sempre senza le medicine per l’HIV. Io sono in Italia da nove anni, mi sono ammalata in Italia e non posso stare qua dentro. Abbiamo bisogno di mantenerci e di mantenere la nostra famiglia al paese. Noi vogliamo la nostra libertà perché non abbiamo fatto nulla e ci obbligano a stare qua dentro senza potere fare nulla. C’è una psicologa che viene dentro una volta alla settimana, ma tanto alla fine ci danno sempre 30 gocce di Valium per dormire e via… poi diventiamo tutte dipendenti”.
“Io ho avuto un incidente molto grave fuori da qua. Ero ancora in cura con la fisioterapia e invece mi hanno presa e portata al Cie. Mi ero fratturata la scapola sinistra, il femore e il ginocchio. Qui spesso la ferita alla gamba mi si infiamma: vado in infermeria, mi danno una crema idratante e basta. Molte di noi sono state prese a Pisa, chi ci viene a trovare ha diritto a sette minuti di colloquio dopo 5 ore di viaggio… È pieno ovunque di scarafaggi e vermi nei water e nella doccia. La polizia ci maltratta, ci trattano come cani, ci insultano dicendo che siamo tutti gay, fanno battute sessiste nei nostri confronti. Quando diciamo cose che non gli vanno bene ci danno schiaffoni in faccia, per qualunque cosa ci aggrediscono e ci trattano come se non fossimo come esseri umani, con totale disprezzo. Sappiamo che una trans a Natale s’è suicidata qua dentro… c’è una ragazza dentro da quattro mesi che ha visto quello che è successo quando la ragazza si è suicidata e ora è del tutto fuori di testa, perché una persona normale non può sopravvivere qua dentro e molti vedono come unica uscita la morte. Ci sono persone con casi psichiatrici e dobbiamo vivere tutti assieme in una situazione di conflitto, con diverse patologie tutti assieme e qua entro siamo costretti a convivere con malattie diverse, neppure in carcere è così”.
Dalla sezione femminile del Cie di via Corelli, Milano:
“Vi racconterò la mia storia. Sono arrivata in Italia come turista perché mi piaceva molto questo paese. L’ultima volta mi ha fermato la polizia, mi hanno chiesto il permesso di soggiorno. Io avevo solo il visto come turista, ma mi hanno portato in questura dove son stata tre giorni e poi in Corelli. Mi hanno presa il 26 gennaio e avevo in tasca il biglietto dell’aereo per tornare in Brasile il 16 febbraio… beh son ancora qui! Ora dovrò uscire da questo paese come una criminale, scortata dai poliziotti. Non immaginavo che in Italia potesse esistere un posto come questo. Mi sento inutile, sto molto male. Ci trattano come animali, e questo è solo l’inizio… dovremo fare sei mesi in questo inferno per poi uscire di qua con un’espulsione per dieci anni. Chiediamo a tutti che ci ascoltino, che anche se ci dicono clandestini siamo gente di buon cuore. Siamo venuti in cerca di una vita migliore. Stiamo facendo lo sciopero per fare capire alla gente che siamo esseri umani e abbiamo il diritto di vivere qua come tutti gli altri e che non ci possono togliere la libertà. Ci dovrebbero esser altri modi per ottenere questo pezzo di carta senza passare da questo inferno. È veramente una legge ingiusta, non so chi l’ha inventata e non vogliamo rispettarla. Per noi l’unica opzione che abbiamo è lottare”.
fonte:http://www.autistici.org/macerie/?p=25213
http://www.autistici.org/macerie/wp-content/uploads/lunedi-8-marzo.jpg
Se volete scrivere ai compagni arrestati
Andrea Ventrella
via Roncata, 75
12100 CUNEO
Fabio Milan
via del Rollone, 19
13100 VERCELLI
Luca Ghezzi
via Pianezza, 300
10151 TORINO
sabato, marzo 06, 2010
L'elogio di Bertolaso da parte del papa e un golpe
venerdì, marzo 05, 2010
Memoria
giovedì, marzo 04, 2010
Né guerra né pace, solo un sano conflitto sociale- Lo sciopero dei migranti
“Siamo stanchi di non vivere bene. Viviamo come topi. La roba da mangiare fa
schifo. Viviamo come carcerati ma non siamo detenuti. I tempi di detenzione
sono extra lunghi perché 6 mesi per identificare una persona sono troppi.
Siamo vittime della Bossi Fini. C’è gente che ha fatto una vita in Italia e
che ha figli qua, gente che ha fatto la scuola qui e che è cresciuta qui. Non
è giusto. Non siamo delinquenti.
L’80 per cento di noi ha lavorato anni per la
società italiana e si è fatta il culo. I veri criminali non ci sono qui. Una
settimana fa uno di noi ha cercato di suicidarsi. Poi sono arrivati i
poliziotti coi manganelli per picchiarci come criminali o animali. Siamo
stanchi di questa vita. Vogliamo essere liberi come dei gabbiani e volare. Però
sei mesi sono troppi per un’identificazione, qui è peggio, peggio della galera.
La gente uscita dal carcere viene riportata qui altri sei mesi dopo che ha
pagato la sua pena, non è giusto. La gente che ha avuto asilo politico dalla
Svizzera o da altri stati in Europa e del mondo qui in Italia non li accettano,
non è giusto. I motivi dello sciopero è che i tempi sono troppo lunghi e
abbiamo paura perché due di noi sono morti dopo che sono stati espulsi altri
sono pazzi e noi non sappiamo cosa fanno loro dopo l’espulsione, e per andare
ti fanno le punture e diventi pazzo, alcuni muoiono. Entrando qui eravamo tutti
sani e poi usciamo che siamo pazzi. Inoltre rimarremo in sciopero fino a che
non fanno qualcosa per quelli arrestati di Torino che hanno fatto tante cose
per noi e che ora son in carcere.
Come scrive Dante il grande poeta
Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non
dimandare”
Questo è il comunicato che i reclusi nel Cie di via Corelli a Milano hanno scritto ieri per rivendicare il loro sciopero della fame.

