Se il buon giorno si vede dal mattino oggi non è una gran giornata! Ore 10.30 suonano al campanello tre DIGOS e tre omini in divisa. |
"Ci sono battaglie perse in partenza. Questo non vuol dire che non si debbano combattere fino alla fine. Qualche volta, molto raramente, si vince."
venerdì, luglio 29, 2011
Qualche flash che vi dà un'idea di come vanno le cose in Val di Susa
1a -testimonianza
giovedì, luglio 28, 2011
La canzone di Luglio
Credo che questo mese valga un pezzo di quelli che ti fanno venire voglia di ballare, terrone il giusto e come si dice dalle mie parti "in'to culo alla Lega"
Il PD e la questione morale
L'altra sera guardavo il tg del buon Mentana. Ad un certo punto l'argomento è stato Penati, il PD e la questione morale.
martedì, luglio 26, 2011
I complottisti e Borghezio
Ascoltate l'intervento del fascistello Borghezio, qui. Lascia intendere che dietro il tizio norvegese c'è qualcosa che bisogna indagare, il tutto pur condividendo molte delle sue idee:
" "Molte sue idee sono buone, alcune ottime. E' per colpa dell'invasione degli immigrati se poi sono sfociate nella violenza."
lunedì, luglio 25, 2011
domenica, luglio 24, 2011
Il Bossi. quello che ce l'ha duro
Ieri un tipo, con un paio di occhiali che neanche il tamarro che abita vicino casa ha il coraggio d'inforcare, ha inaugurato le sedi dei ministeri trasferiti al nord.
sabato, luglio 23, 2011
Il titolo di Libero sulla strage in Norvegia
"Con L'Islam il buonismo non paga. Norvegia sotto attacco:un massacro"
venerdì, luglio 22, 2011
La resistenza della Val di Susa
Immaginate un cantiere protetto da 2.000 poliziotti e carabinieri. Una specie di fortino transennato con filo spinato, sbarramenti sui sentieri di montagna, pattuglie pert i sentieri e gente che vi fotografa appena arrivate.
giovedì, luglio 21, 2011
Il si TAV Fassino lascia lo scranno del parlamento.
Piero Fassino si è dimesso da deputato per fare il sindaco. Purtroppo.
mercoledì, luglio 20, 2011
martedì, luglio 19, 2011
Becero populismo antisistema
In questo paese il presidente della repubblica, dal passato fascista (1), tale Napolitano ha benedetto la manovra economica del nano come un "miracolo" per il fatto che sia stata approvata in soli tre giorni.
lunedì, luglio 18, 2011
Il tempo del ferro
Un ministro, che pubblica libri, qualche tempo fa scrisse che quello che si andava prefigurando era il tempo del ferro.
Noi ci stiamo preparando.
sabato, luglio 09, 2011
Canzoni, cazzotti ed asociali
E' tempo di mollare 'sta roba per qualche giorno. Ci aggiorneremo più avanti su una serie di questioni e di cose da fare. Ora è tempo di tirare il fiato, andare al mare (già) e respirare aria pulita (si spera).
Lascio questo luogo con un po' di musica. Il primo pezzo l'ho beccato da questo tizio.
venerdì, luglio 08, 2011
Cronaca di una giornata memorabile in Val di Susa
La fonte di questo pezzo è Carmillaonline, l'autore Sandro Moiso. Lo dedico a quanti mi hanno chiesto nuove su Chiomonte e su quanto è accaduto. A quei guardoni l'unica cosa che mi sento di dire è alzate il culo e fate, è tempo di agire non di chiedere cosa è successo.
mercoledì, luglio 06, 2011
Intervista ad un compagno antagonista sulla giornata del 3 Luglio a Chiomonte
Clicca Qui l'intervista
martedì, luglio 05, 2011
L'ordine pubblico in Val Susa
Nel 2005 fu sgomberato il presidio di Venaus da circa 1000 poliziotti in assetto da guerra. Manganellarono vecchi, uomini e donne. Nel filmato potete vedere gli avvenimenti di quei giorni. In un frammento potrete osservare uno di questi tutori dell'"ordine" prendere a calci un signore in bicicletta senza alcun motivo, un altro coprirsi il volto con un fazzoletto e spingerlo in modo violento insieme ad altri suoi colleghi.
Questo tipo di atteggiamento, da provocatori, in quell'occasione non aveva alcuna giustificazione, così come non lo ebbe la distruzione delle tende dei comitati NO TAV e le botte date a gente che si opponeva a mani nude.
Quando lo stato decise di militarizzare quel territorio costrinse i residenti a mostrare i documenti tutte le volte che incappavano in qualche posto di blocco nel tragitto tra casa e lavoro, la stessa cosa accadde per chi andava a scuola. Ragazzi ed adolescenti che iniziarono a provare sulla loro pelle l'ordine del potere costituito.Una logica coloniale, un po' come in Irlanda del Nord nei quartieri cattolici controllati dall'esercito inglese.
Qualche giorno dopo decine di migliaia di persone "incazzate" ,a cui avevano impedito di raggiungere il luogo dello "sfratto", prese un sentiero di montagna, aggirò lo sbarramento dei celerini e si riprese quel pezzo di territorio. In quell'occasione qualcuno trovò pane per i suoi denti e misurò la determinazione di quella gente.
Oggi gli stessi che gestirono in quel modo l'ordine pubblico vengono a fare la morale per quanto è successo Domenica 3 Luglio.
Nel perorare la loro causa un ministro degli interni che ha questo trascorso:
Il 16 settembre 1998 Roberto Maroni fu condannato in primo grado a 8 mesi per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale[10]. La Corte di appello di Milano il 19 dicembre 2001 ha confermato la decisione di primo grado riducendo la pena a 4 mesi e 20 giorni perché nel frattempo il reato di oltraggio era stato abrogato[11]. La Cassazione nel 2004 ha poi confermato la condanna commutandola però in una pena pecuniaria di 5.320 euro[12]. Per la Suprema Corte «la resistenza» di Maroni e degli altri leghisti «non risultava motivata da valori etici, mentre la provocazione era esclusa dal fatto che non si era in presenza di un comportamento oggettivamente ingiusto ad opera dei pubblici ufficiali». In modo particolare gli atti compiuti da Maroni sono stati ritenuti «inspiegabili episodi di resistenza attiva (...) e proprio per questo del tutto ingiustificabili»[13]."
fonte: wikipedia
Nel perorare la loro causa un ministro degli interni che ha questo trascorso:
Il 16 settembre 1998 Roberto Maroni fu condannato in primo grado a 8 mesi per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale[10]. La Corte di appello di Milano il 19 dicembre 2001 ha confermato la decisione di primo grado riducendo la pena a 4 mesi e 20 giorni perché nel frattempo il reato di oltraggio era stato abrogato[11]. La Cassazione nel 2004 ha poi confermato la condanna commutandola però in una pena pecuniaria di 5.320 euro[12]. Per la Suprema Corte «la resistenza» di Maroni e degli altri leghisti «non risultava motivata da valori etici, mentre la provocazione era esclusa dal fatto che non si era in presenza di un comportamento oggettivamente ingiusto ad opera dei pubblici ufficiali». In modo particolare gli atti compiuti da Maroni sono stati ritenuti «inspiegabili episodi di resistenza attiva (...) e proprio per questo del tutto ingiustificabili»[13]."
fonte: wikipedia
A supporto la gran cassa mediatica all'unisono ha sposato la "versione" della polizia senza peraltro, in quella giornata, aver scomodato un solo giornalista inviandolo ad inerpicarsi tra i sentieri dei boschi per osservare da vicino quanto stava accadendo. Probabilmente, come ha scritto qualcuno su twitter, quei giornalisti erano impediti dai tacchi a spillo delle loro calzature.
La cosa che va di traverso a questa gente è dover fare i conti con un pezzo di territorio e con migliaia di persone che decidono, in modo autonomo, sia il livello della protesta che come difendere i propri spazi contro un'autorità che ha perso da tempo qualsiasi "sovranità" morale.
Per rimanere nel perimetro dei modi civili ricordiamo che dopo aver sgomberato il colle della Maddalena, a Giugno, qualcuno, non soddisfatto della prova di autorevolezza dimostrata, si è divertito a defecare e pisciare nelle tende dei valsusini che si trovavano in quel luogo.
Ieri, 4 di Luglio, il camper dei comitati NOTAV situato in una zona controllata dalle forze dell'ordine è stato dato alle fiamme. Qui potete leggere la cronaca.
Ieri, 4 di Luglio, il camper dei comitati NOTAV situato in una zona controllata dalle forze dell'ordine è stato dato alle fiamme. Qui potete leggere la cronaca.
La versione che viene raccontata sugli scontri è quella di azioni preordinate, di centinaia di antagonisti che buttavano bottiglie di ammoniaca sulle forze dell'ordine. Su un corpo dello stato che ebbe agenti che portarono le molotov per giustificare i pestaggi dei ragazzi alloggiati nella palestra di Bolzaneto durante il G8, qualche dubbio rimane. Specie se poi l'arsenale che viene fatto vedere è fatto da due bottiglie di plastica con due foglietti su cui è scritto "acido" e "ammoniaca".
I filmati che girano danno un'idea di quello che è successo, ed allora non si capisce perché gente in divisa da un viadotto punta ad altezza d'uomo un lancia lacrimogeni e spara, qui per vedere.
Perché pesta un ragazzo in ospedale, qui per vedere.
Dov'era il problema per l'ordine pubblico da giustificare un atteggiamento del genere?
La domanda che ci si pone è se questa gente ha capito il motivo per cui viene mandata a picchiare ed a provocare in un territorio che non è casa loro.
Se sanno cosa stanno difendendo e chi in un territorio che ha infiltrazioni mafiose a tutti i livelli stando a quello che dice la magistratura con le sue inchieste.
Se conoscono le ragioni di questa resistenza.
Se conoscono le ragioni di questa resistenza.
Lì continueranno a trovare gente incazzata, come accade a qualsiasi esercito di occupazione. Che non è un esercito di quel popolo.
lunedì, luglio 04, 2011
Noi NO TAV, voi contro la storia e basta.
Con calma faremo qualche considerazione su quello che è accaduto ieri; giorno vissuto come si vive un qualsiasi giorno di liberazione fatto di lotta, sacrificio e scontro.
Per il momento ci limitiamo a segnalare:
1- la portentosa biografia del "vostro" presidente della repubblica. Uno che durante i fatti d'Ungheria si distinse per la difesa della repressione contro i rivoltosi scesi nelle piazze, salvo pentirsi diversi decenni poi. Insomma uno intellettualmente onesto uso ad obbedir tacendo nel momento giusto.
2- un articolo di tale Cazzullo sulla valle di Susa. Lo potete leggere qui. Il tizio, nel suo pezzo, si è dimenticato di dire che quel ragazzo suicidatosi in galera fu riconosciuto innocente qualche tempo dopo. A quella morte seguì quella della sua compagna. La loro storia la potete leggere qui.
3- l'articolo uscito su Carmilla on line che copio per intero. Buona lettura, e ricordate per lor signori sarà dura. Tanto, tanto dura.

Se lo dicono Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani e se ha l'avvallo di un ex comunista che ebbe i permessi Cia per andarsene negli States in anni impossibili, allora è vero. E' tutto vero: è gravissimo quanto è accaduto oggi in Val di Susa. Deve essere vero, perché lo dicono a destra e sinistra non si sa più di che cosa. Deve essere vero se lo afferma "la Repubblica" insieme al "Corriere della Sera". E, di fatto, è vero. Però non è vero al modo in cui lo intendono questi spettri che deambulano nella storia universale delle meschinerie. Se 70mila persone si mobilitano e vanno a formare una massa che confligge con apparati polizieschi di Stato, significa che è stato abbattuto un filtro decisivo e che si va a compiere quanto è iniziato a slittare dalla tragedia del G8 di Genova: l'Italia è uscita definitivamente da ciò che cominciò nei primi Ottanta. Cambia tutto. Oggi abbiamo assistito a una guerra e siamo attualmente sommersi da un rovinoso tentativo di mistificazione e di disinformazione.
Secondo le autorità - non si sa oramai nemmeno loro autorità di cosa e rispetto a chi - i manifestanti erano 6-7mila. Erano invece circa 70mila. Ciò è comprovabile. La giornata è controllabile da qualunque prospettiva, da ovunque, è già compattata in migliaia di archivi digitali, resi disponibili e reperibili on line. Spezzettata e frammentata in un organismo vivente di immagini, suoni, voci. Twitter soprattutto e Facebook in parte hanno canalizzato un'informazione capillare e incontrovertibile da parte di qualunque tentativo di falsificazione. Basta informarsi qui, qui, qui, qui e qui e qui e si potrebbe andare avanti all'indefinito.
Eppure il Presidente della Repubblica, questo sir bisnonno d'Italia che tiene tantissimo al 150° compleanno non si sa di chi o di cosa e se proprio o altrui, questo finissimo conoscitore dell'inglese e delle intelligence di mezzo mondo, questo portavoce delle più raffinate ordinanze antisociali e mercantiliste dell'Europa che sarebbe unita non si sa in nome di cosa o di chi - costui ha dunque preso la parola e condannato informando tutti i cittadini della verità che è smentita praticamente da tutta la Rete italiana: "Quel che è accaduto in Val di Susa - sostiene l'anziano migliorista -, per responsabilità di gruppi addestrati a pratiche di violenza eversiva, sollecita tutte le isituzioni e le componenti politiche democratiche a ribadire la più netta condanna, e le forze dello Stato a vigilare e intervenire ancora con la massima fermezza. Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano, provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge". Parole del Capo dello Stato di Cose.
Ecco, non c'è più lo Stato di Cose. Il Presidente è fuori dalla Storia come tutti i Presidenti, così come anche tutti i sodali di un Parlamento che appare oggi, e drammaticamente, distantissimo dal sentire comune. E' significativo che si manifesti come dominatrice neomediatica l'intollerabile verve populista di Beppe Grillo, con il suo giustizialismo antropologicamente autoritario, col suo antipoliziottismo poliziesco, con la sua ribadita assenza di spiegazioni circa la questione dei suoi sostenitori bancarii. E' significativo perché c'è il Comico contro il Re, a vederla da fuori. Il frame da indurre nelle menti beote sarebbe: le parole di Beppe Grillo vs le parole della Politica e dello Stato di Cose. Frame errato, ovviamente. Poiché oggi sono in convergenza molteplici frame in Val di Susa, luogo che rischia davvero di diventare, magari anche soltanto emblematicamente, il Vietnam di questa classe dirigente. Senza neppure desiderare di entrare nella questione di merito circa il progetto TAV, è evidente che siamo di fronte al crollo del paradigma fintopacifista ed ex borghese, alla saldatura trasversale di classi anagrafiche che fa crollare il tentativo statuale di imporre al Paese come modello unico la lotta tra generazioni, all'ipocrisia di un'Europa che dovrebbe essere unita soltanto nelle lordure e non nelle proteste (non si capisce perché dovrebbero protestare soltanto gli italiani e non contestatori francesi o inglesi o tedeschi, visto che peraltro si dice di volere il cantiere TAV per rimanere agganciati all'Europa...).
Migliaia, decine di migliaia di persone che vanno tra alberi e coste a bosco, vecchi bambini donne giovani maschi e sindaci e parenti e serpenti e chiunque abbia desiderato manifestare - che popolo è? Sono gli inquietanti black-block? Sono gli scalmanati sbarazzini di un tempo? Sono i violenti mestatori che fecero e fanno e faranno scendere la notte sulla Repubblica? E che dire del bouncing che l'informazione degli old media ha subìto e sta tuttora sperimentando di fronte agli scotimenti della testa di mezzo mondo, che risponde su Twitter al monologo sempreguale del potere italiano e delle sue leggi d'emergenza eternamente in vigore? Non si parla qui soltanto dei telegiornali berlsuconiani, e cioè tutti tranne il tg3, che sarà sicuramente un telegiornale napolitano. A vedersi escluso dalla storia è il generale atteggiamento di un'intera classe, politica e giornalistica e opinionistica e preoccupata e meditabonda. Non vale affatto il rovesciamento pasoliniano tra borghesi rivoluzionari e poliziotti proletari. I proletari che furono tali, in Italia, secondo l'Istat, sono oggi ben felici del padronato. Però qualcosa sfugge allo schema. Qui e ora si è al di là dell'operaiato fordista e postfordista e di tutte le categorie che hanno retto trent'anni di vicariato della politica in Italia. Senza aderire minimamente alle analisi da Toni Negri dei poveri spiriti, la manifestazione diffusa della violenza e della mobilitazione in un contesto non urbano, anzi naturale, ma con la visuale perenne della connessione, lascia intendere fino a quale profondità sia giunta la frattura tra lo Stato di Cose e le persone che costituirebbero il popolo che si riunirebbe teoricamente nello Stato stesso. Il quale Stato si fotte bellamente dello stato di cose non napolitano, ma napoletano. Il quale Stato effettua una manovra economica doppia rispetto alla greca, però tra un anno, a ribadire l'urgenza che c'è di vararla e che impoverirà ingiustamente, in nome della finanziarizzazione dell'esistenza, milioni di italiani.
Il crollo delle maschere e la diffusione transnazionale delle notizie stanno testimoniando che si compie una facile profezia in Italia, al di là di ingiustificati entusiasmi primaverili: la gente si è rotta i coglioni e, se si rompe i coglioni, non è che si confronta con il televisore - va direttamente dall'unico possibile rappresentante che lo Stato di Cose può schierare di fronte ai cittadini oggi, cioè il Poliziotto. Questo atto è testimoniato. Inizia di un totale inizio una lunghissima battaglia, che è in realtà una guerra, anzi: più guerre. Si incendiano zone sovrapposte del vivere civile: le lotte per l'ambiente, per la dignità della vita, per i diritti inalienabili di un'etica universale, per l'uguaglianza, per l'abbattimento dei filtri all'informazione diffusa.
Ogni inizio segna una fine. Oggi terminano in Italia gli anni Ottanta e Novanta e Zero Zero - compiendo quella trasformazione che ha in piazza Alimonda a Genova il cominciamento autentico e sanguinario di questo inizio.
sabato, luglio 02, 2011
Buon assedio a tutti
Considerazioni della vigiliaFin dalle prime ore della "riconquista" della Libera Repubblica i media di regime gongolavano per la "straordinaria" riuscita di un'operazione che restituiva allo Stato la sua sovranità senza l'apertura di teste e l'utilizzo di violenza visibile (quella dei gas Cs non è meno pervasiva anche se non si vede!).
Dai microfoni di movimento Perino dava un'altra lettura: "hanno vinto una battglia, la guerra è lunga". In questo scarto di prospettive temporali c'è tutta la distanza che separa il tempo lineare della ragion di stato dal tempo spezzato e carsico dei movimenti.
Dopo neanche 3 giorni la fotografia della situazione sul campo si fa un po' più complicata. Il fortino sembra meno solido di quanto ostentino le fotografie riprodotte in gran copia sul media mainstream perché, se è vero che "la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi", pur sempre di politica si tratta. Ed è a questo livello che iniziano a prodursi le crepe.
Dai microfoni di movimento Perino dava un'altra lettura: "hanno vinto una battglia, la guerra è lunga". In questo scarto di prospettive temporali c'è tutta la distanza che separa il tempo lineare della ragion di stato dal tempo spezzato e carsico dei movimenti.
Dopo neanche 3 giorni la fotografia della situazione sul campo si fa un po' più complicata. Il fortino sembra meno solido di quanto ostentino le fotografie riprodotte in gran copia sul media mainstream perché, se è vero che "la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi", pur sempre di politica si tratta. Ed è a questo livello che iniziano a prodursi le crepe.
Le recenti dichiarazioni di Spagna e Portogallo sull'abbandono della priorità strategica del corridoio 5 (la tratta Lisbona-Kiev di cui la val Susa costituisce il tratto trans-alpino) fa il paio con le dichiarazioni svizzere del privilegiamento della rotta merci Milano-Nord Europa e di una spinta verso Est del trasporto merci. Francia ed Europa dichiarano che fino all'incontro inter-ministeriale di mercoledì prossimo l'ok ai finanziamenti non è assicurato perche mancgerebbero ancora "prerequisiti fondamentali"... C'è da giurare che attendono di vedere come andrà la manifestazione del 3 luglio.
Libera Repubblica: embrione di futuro
L'esperienza comunitaria estirpata a suon di lacrimogeni, ruspe, colate di cemento e truppe di occupazione non è morta con l'ottusa cancellazione statuale. Come ogni esperienza autentica dura nella memoria di chi l'ha vissuta, non solo come orpello consolatorio ma come sedimentazione di sapere, prassi, passato carico di forza sempre in cerca di nuova attualizzazione.
A costo di ripeterci, ci piace ricordare quanto l'esperienza della Libera Repubblica si collochi oggi nei punti alti in cui si prefigura il nuovo a partire da quanto si esperisce quotidianamente, costruendo nella pratica quell'alternativa sempre più necessaria al futuro-eterno-presente del modello di sviluppo mortifero del Capitale e dell'indebitamento/mercificazione del vivente tutto. Come abbiamo già scritto, la Libera Repubblica sente la brezza delle piazze spagnole e ateniesi, il vento caldo che spira dalle Casbah e Tahrir della sponda Sud del Mediterraneo.
Lungi dal chiudersi in un comunitarismo geloso della propria separatezza, isola felice incontaminata dalle contraddizioni del presente, l'esperienza della Maddalena era(é) completamente innestatata nei gangli della produzione/riproduzione sociale complessiva, ritagliando nei suoi interstizi possibilità altre di vita e organizzazione sociale: chi lavorava, raggiungeva il presidio a fine giornata e magari ci passava la notte; mezzi, uomini, flussi comunicativi e sociali hanno attravesato ininterrottamente lo spazio-tempo liberato della Repubblica. Ancora una volta, non fuori ma dentro e contro. E non si tratta di far quadrare i conti con una formula che si pretende sempre valida. E' piuttosto la constatazione del carattere spurio e composito cha ha ogni esperienza politica autenticamente innovativa.
Il deserto dei "pacificatori"
Fin quando le barricate erette dai notav difendevano la Libera Repubblica, l'ingresso e transito in quei territori era garantito a tutti (eccetto forze dell'ordine e giornalisti provocatori), un pasto non veniva negato a nessuno, l'ambiente circostante era preservato con molta cura e senza particolari necessità di strutturazione gerarchica il funzionamento della vita comune era garantito dalla cooperazione di ognuno secondo la propria disponibilità/capacità. La barricata non era la negazione della cucina e dell'assemblea ma un suo complemento.
In soli 5 giorni la restaurazione della "legalità" statauale ha prodotto la perimetrazione militaresca del territorio (nessuno può più passare oltre il limite della Centrale), il rischio d'incendio di un pezzo di bosco per l'uso massiccio di lacrimogeni nella giornata di lunedì, la distruzione massiva delle tende degli ex-presidianti, colate di cemento, filo spinato e barriere lungo tutto il perimetro della Maddalena, danneggiamento delle vigne e complicazioni d'accesso per i contadini che necessiterebbero bagnare il terreno in una fase estremamente delicata della maturazione dell'uva, presenza asfissiante e militaresca di truppe che turbano il normale svolgimento della vita nell'abitato di Chiomonte, l'uccisione di una pensionata a Venaria durante le manovre di un mezzo corazzato dei Cc diretto a Chiomonte...
"Fanno il deserto e lo chiamano pace" (Tacito). Appunto!
Cittadini, ancora uno sforzo...
Ricordavamo prima come, pur dentro la granitica compattezza trasversale e bipartisan della politica istituzionale, iniziano ora a incrinarsi le certezze e il sotegno indiscusso alla grande opera. Se la Federazione della Sinistra e il Movimento 5 Stelle appoggiano da sempre e senza esitazioni le ragioni del movimento, Sinistra e Libertà ha preferito finora rimuovere la contraddizione facendo finta di niente, augurandosi che il problema non si ponesse. E'stata nececessaria la resistenza della Maddalena è l'indizione di una manifestazione nazionale dalle caratteristiche oceaniche per smuovere gli equilibrismi di Vendola &c. Lo diciamo senza rancori o velleità di purismo. Da sempre il movimento NoTav osserva un intelligente pragmatismo nel suo rapporto turbolento con la Politica Istituzionale. Senza irrigidimenti ideologici ma anche senza sconti, pienamente autonomo dagli alti e bassi del Palazzo.
Sel ha colto l'ultima occasione per schierarsi dalla parte giusta. C'interessa poco sondarne la purezza o gli interessi. Piuttosto, sarebbe necessario che quanti e quante in questi anni hanno assicurato la propria vicinanza e solidarietà al movimento vengano fuoiri adesso... prima che sia troppo tardi. Difficilmente il movimento aprirà le sue porte a quanti pretenderanno domani di usarne il capitale politico. Un appello di alcuni intellettuali onesti (eh sì, sono pochi!) ha faticato nel trovare consensi in questi ultimi giorni. Chi è ancora titubante, deve prender coraggio e schierarsi. Le ragioni del movimento NO Tav sono le stesse che hanno portato 27 milioni di italiani a votare Sì ai 4 referendum in difesa dei beni comuni, per una giustizia più equa e contro la minaccia nucleare. E' ora di assumerlo fino in fondo. Dopo, si potrà solo stra e a guardare... e non sarà il movimento NoTav a restare isolato. Lo dimostrano, già in queste ore, le decine di pullman e le centinaia di auto che si stanno mettendo in marcia con direzione Maddalena di Chiomonte.
Buon assedio a tutti !
Redazione Infoaut
Libera Repubblica: embrione di futuro
L'esperienza comunitaria estirpata a suon di lacrimogeni, ruspe, colate di cemento e truppe di occupazione non è morta con l'ottusa cancellazione statuale. Come ogni esperienza autentica dura nella memoria di chi l'ha vissuta, non solo come orpello consolatorio ma come sedimentazione di sapere, prassi, passato carico di forza sempre in cerca di nuova attualizzazione.
A costo di ripeterci, ci piace ricordare quanto l'esperienza della Libera Repubblica si collochi oggi nei punti alti in cui si prefigura il nuovo a partire da quanto si esperisce quotidianamente, costruendo nella pratica quell'alternativa sempre più necessaria al futuro-eterno-presente del modello di sviluppo mortifero del Capitale e dell'indebitamento/mercificazione del vivente tutto. Come abbiamo già scritto, la Libera Repubblica sente la brezza delle piazze spagnole e ateniesi, il vento caldo che spira dalle Casbah e Tahrir della sponda Sud del Mediterraneo.
Lungi dal chiudersi in un comunitarismo geloso della propria separatezza, isola felice incontaminata dalle contraddizioni del presente, l'esperienza della Maddalena era(é) completamente innestatata nei gangli della produzione/riproduzione sociale complessiva, ritagliando nei suoi interstizi possibilità altre di vita e organizzazione sociale: chi lavorava, raggiungeva il presidio a fine giornata e magari ci passava la notte; mezzi, uomini, flussi comunicativi e sociali hanno attravesato ininterrottamente lo spazio-tempo liberato della Repubblica. Ancora una volta, non fuori ma dentro e contro. E non si tratta di far quadrare i conti con una formula che si pretende sempre valida. E' piuttosto la constatazione del carattere spurio e composito cha ha ogni esperienza politica autenticamente innovativa.
Il deserto dei "pacificatori"
Fin quando le barricate erette dai notav difendevano la Libera Repubblica, l'ingresso e transito in quei territori era garantito a tutti (eccetto forze dell'ordine e giornalisti provocatori), un pasto non veniva negato a nessuno, l'ambiente circostante era preservato con molta cura e senza particolari necessità di strutturazione gerarchica il funzionamento della vita comune era garantito dalla cooperazione di ognuno secondo la propria disponibilità/capacità. La barricata non era la negazione della cucina e dell'assemblea ma un suo complemento.
In soli 5 giorni la restaurazione della "legalità" statauale ha prodotto la perimetrazione militaresca del territorio (nessuno può più passare oltre il limite della Centrale), il rischio d'incendio di un pezzo di bosco per l'uso massiccio di lacrimogeni nella giornata di lunedì, la distruzione massiva delle tende degli ex-presidianti, colate di cemento, filo spinato e barriere lungo tutto il perimetro della Maddalena, danneggiamento delle vigne e complicazioni d'accesso per i contadini che necessiterebbero bagnare il terreno in una fase estremamente delicata della maturazione dell'uva, presenza asfissiante e militaresca di truppe che turbano il normale svolgimento della vita nell'abitato di Chiomonte, l'uccisione di una pensionata a Venaria durante le manovre di un mezzo corazzato dei Cc diretto a Chiomonte...
"Fanno il deserto e lo chiamano pace" (Tacito). Appunto!
Cittadini, ancora uno sforzo...
Ricordavamo prima come, pur dentro la granitica compattezza trasversale e bipartisan della politica istituzionale, iniziano ora a incrinarsi le certezze e il sotegno indiscusso alla grande opera. Se la Federazione della Sinistra e il Movimento 5 Stelle appoggiano da sempre e senza esitazioni le ragioni del movimento, Sinistra e Libertà ha preferito finora rimuovere la contraddizione facendo finta di niente, augurandosi che il problema non si ponesse. E'stata nececessaria la resistenza della Maddalena è l'indizione di una manifestazione nazionale dalle caratteristiche oceaniche per smuovere gli equilibrismi di Vendola &c. Lo diciamo senza rancori o velleità di purismo. Da sempre il movimento NoTav osserva un intelligente pragmatismo nel suo rapporto turbolento con la Politica Istituzionale. Senza irrigidimenti ideologici ma anche senza sconti, pienamente autonomo dagli alti e bassi del Palazzo.
Sel ha colto l'ultima occasione per schierarsi dalla parte giusta. C'interessa poco sondarne la purezza o gli interessi. Piuttosto, sarebbe necessario che quanti e quante in questi anni hanno assicurato la propria vicinanza e solidarietà al movimento vengano fuoiri adesso... prima che sia troppo tardi. Difficilmente il movimento aprirà le sue porte a quanti pretenderanno domani di usarne il capitale politico. Un appello di alcuni intellettuali onesti (eh sì, sono pochi!) ha faticato nel trovare consensi in questi ultimi giorni. Chi è ancora titubante, deve prender coraggio e schierarsi. Le ragioni del movimento NO Tav sono le stesse che hanno portato 27 milioni di italiani a votare Sì ai 4 referendum in difesa dei beni comuni, per una giustizia più equa e contro la minaccia nucleare. E' ora di assumerlo fino in fondo. Dopo, si potrà solo stra e a guardare... e non sarà il movimento NoTav a restare isolato. Lo dimostrano, già in queste ore, le decine di pullman e le centinaia di auto che si stanno mettendo in marcia con direzione Maddalena di Chiomonte.
Buon assedio a tutti !
Redazione Infoaut
venerdì, luglio 01, 2011
Manifestazione Nazionale in Valsusa
Abbiamo ricevuto alcune locandine che ci invitano, per questa domenica, alla Maddalena di Chiomonte. Eccole anche voi, per condividerle.
fonte:http://www.autistici.org/macerie/
orario treni Torino Porta Nuova:7,20 (arrivo 8,26); 8,15 (arrivo 8,56); 9,05 (arrivo 10,07).
I ritorni: 17,40 (18,47); 18,31 (19,15); 19,44 (20,50).
Il boicottaggio della freedom flotilla
Da una settimana siamo fermi in una città portuale della Grecia. La nave canadese su cui dovrei imbarcarmi si chiama “Tahrir”. Cinquanta persone – in maggioranza canadesi, belgi e danesi – dovrebbero salire a bordo e prendere il mare in direzione della Striscia di Gaza. Ma la flotta di circa dieci imbarcazioni è bloccata da forze non proprio misteriose.
La burocrazia Le autorità portuali greche hanno ricevuto delle segnalazioni anonime secondo cui le navi sono “inadatte a prendere il largo”. Quindi, anche se hanno già superato tutti i controlli, devono essere esaminate di nuovo.
Sabotaggi Il 27 giugno abbiamo trovato una spaccatura d’origine dolosa nell’elica della nave grecosvedese Juliano. Da quel momento tutte le imbarcazioni sono sorvegliate 24 ore su 24. Circolano voci non confermate di un altro sabotaggio.
La politica Il partito di destra Laos ha chiesto al governo di Atene di impedire la partenza della flotta per ragioni “di interesse nazionale”. Inoltre Israele ha fatto capire alla Grecia che si aspetta un intervento contro questa “provocazione”.
Bugie e minacce I mezzi d’informazione israeliani, citando fonti anonime della sicurezza, hanno riferito della presenza a bordo di “sostanze chimiche” da impiegare contro i soldati. Tutti i partecipanti alla spedizione si sono impegnati a non ricorrere alla violenza. La disinformazione serve a suscitare paura e sospetto. Inoltre fornisce un alibi ai militari nel caso intercettino le navi e ci scappi il morto.
Traduzione di Andrea Sparacino.
Internazionale, numero 904, 1 luglio 2011
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