martedì, maggio 31, 2011

Se la rivoluzione la fa Grillo

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Beppe Grillo, sul suo blog, ha rilasciato una serie di dichiarazioni sulla vittoria di Pisapia a Milano a cui il giornale di De Benedetti (la Repubblica) ha dedicato un articolo.
Quello che il "nostro" dice lo possiamo riassumere per punti nel seguente modo:

1. Questo è un sistema in cui si vince sulla base del "tifo", perdendo di vista quella che è la sostanza delle "politiche".
2. In questo sistema convivono, senza grossi traumi, gente come Fassino
 "deputato a Roma e sindaco a Torino che vuole la militarizzazione della val di Susa" 
 con  personaggi "nuovi" come Nicky Vendola  "che costruisce inceneritori insieme alla Marcegaglia e destina 120 milioni di euro di denaro pubblico della Regione Puglia alla fondazione San Raffaele di Don Verzé, padre spirituale di Berlusconi e mantiene privata la gestione dell'acqua"
3.  "Il Sistema ha liquidato Berlusconi e deve presentare nuove facce per non essere travolto. Se sono vecchie, le fa passare per nuove. Se sono nuove le fagocita con la tessera di partito e ruoli di rappresentanza. Se Pisapia fermerà almeno la costruzione mostruosa dell'EXPO 2015 insieme a quella di City Life, chiuderà gli inceneritori, taglierà del 75% gli stipendi dei consiglieri comunali, mi ricrederò, pensate che lo farà?"
4. Sul Partito Democratico di Crozza (pardon) di Bersani dice:
Ha vinto il Pdmenoelle, lo stesso che ha garantito per 18 anni a Berlusconi "una vita che non è mai tardi", che ha permesso lo Scudo Fiscale, votato l'indulto, che non ha reso possibile l'accorpamento tra elezioni amministrative e referendum (bastava un solo voto, ma erano assenti 10 pdmenoellini, tra cui Fassino, e 2 Idv, pensate che sia un caso?), che ha regalato tre frequenze nazionali pubbliche a Berlusconi chiedendo in cambio solo l'uno per cento del fatturato, che non ha fatto la legge sul conflitto di interessi quando era al governo e neppure ha modificato la legge porcata di Calderoli".

Naturalmente il giornale del cliente dell'avvocato Pisapia (De Benedetti) dà conto di alcune reazioni "sdegnate" dei suoi sostenitori che, secondo la Repubblica, non sono d'accordo con il loro capo.
La cosa curiosa, ad un osservatore esterno come il sottoscritto, è leggere che nessuna di quelle reazioni entra nel merito degli argomenti usati da Grillo per smontarli.

Avrà torto o ragione il Grillo. Io penso che abbia ragione e misureremo nei prossimi mesi la sostanza del "cambiamento"
Al momento ci accontentiamo della memoria storica che ci racconta come, ad esempio, una serie di personaggi entrarono trionfanti nei quartieri popolari a Torino dopo la vittoria di Prodi per raccogliere una serie di bulloni, dopo qualche mese, alla fine delle finanziarie della buonanima di Padoa Schioppa.
Quello che è desolante è vedere come la realtà della sinistra sia ridotta a questo, sperare che la "rivoluzione" passi anche attraverso un comico qualunquista che vola sopra le ideologie e presenta candidati di 20 anni come sindaco.

Quello che ci inquieta (per il futuro) è la serie di dichiarazioni "interessate" dei vari Montezemolo, i cortei dei padroni e padroncini per protestare contro "nessuno" capitanati dalla Marcegaglia, la riesumazione di un'idea di "società civile" fatta da borghesi buonisti esclusa al popolo. Gente che si muove in modo etereo sulle questioni senza avere il coraggio di incidere nel profondo dei meccanismi che governano l'ambaradan.

Un esempio è l'economia e le cosiddette riforme.
Riforme de che  ? viene da domandarsi, ed allora su quello tutti a ripeterti la solita storiella:
-pensioni, sanità, scuola,flessibilità (che attenzione non è precarietà, echecazzo!),peso dello stato,tasse. Il tutto per rilanciare il sistema paese e la competitività.
Peccato che è roba che significa una sola cosa, peggioramento dei servizi e dei diritti proprio per quelle fasce della popolazione che, al contrario, dovrebbero misurare in modo evidente un miglioramento nelle condizioni di vita. Specie se a governare è la sinistra.

Ma se la sinistra la pensa, alla fine, come la destra su come governare la macchina come  possono cambiare le cose? Qual'è l'idea di società che hanno in mente i "nostri" sinistrini?  
Sere fa si è svolto un surreale dibattito (televisione locale) in cui erano ospiti tale Rosso del PDL ed uno del PD (di cui mi sfugge il nome) a commento dell'elezione di Fassino a Torino.
L'argomento del Rosso a spiegazione della sconfitta del suo candidato (tale Coppola) è stato:
" Non ci hanno votato perché non si notavano le differenze, quindi piuttosto che la fotocopia hanno scelto l'originale"
Già, la fotocopia. Significa forse questo che alla fine la differenza la fanno le zoccole che frequentano il nano e su cui il "moralismo" ha imperversato imperterrito? Sì, la differenza la fa quella roba lì.
Ne desumiamo,quindi, che se fosse toccato all'altro più o meno le cose per la città non sarebbero cambiate.

Il Berlusconi è sulla via del tramonto (per fortuna) ma il nuovo che avanza, a dispetto delle feste di piazza, non ci piace per nulla. E questo lo diciamo in anticipo.

p.s.
se volete seguire il dibattito sull'argomento su comedonchisciotte cliccate qui.
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8379
p.s.
se volete avere un'idea di come governa un campione del nuovo che avanza cliccate qui:
http://www.infoaut.org/blog/migranti/item/1681-firenze-nuova-occupazione-e-capricci-securitari

domenica, maggio 29, 2011

Digna radio, cronaca dal Mexico

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Digna Radio 5.0 - febbraio/maggio 2011
E' uscita la nuova trasmissione di Digna Radio, un notiziario radiofonico sui movimenti sociali che scuotono il Messico, in basso e a sinistra, realizzato dal Nodo Solidale, dal gruppo Nomads di Xm24 e ill Collettivo Zapatista di Lugano. 
In questa quinta edizione si trovano analizzati i seguenti fatti:
DIGNA RADIO 5.0 FEBBRAIO/MAGGIO2011

Trasmissione:

Temi
  • Bachajón, Chiapas: guerra al territorio ancestrale
  • Repressione e resistenza dell'Altra Campagna in Chiapas
  • La brigata internazionale a Santiago Xanica, in difesa dell'autonomia -
  • 27 aprile 2011, un anno dall'omicidio di Bety Cariño e Juri Jaakkola
  • Congresso Nazionale Indigeno: frammenti dall'incontro di Mezcala
  • Il sogno americano finisce in fondo a una fossa comune
  • La voragine della guerra di Felipe Calderon
  • Guerrero: Assoluzione per gli integranti di Radio Ñomndaa
  • Guerrero: Contadini e contadine ottengono l'annullamento del progetto idroelettrico "La Parota"

Consigli

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 «A qualsiasi recensore tenti di trovare una tesi in queste pagine, verrà sommariamente vietato l’accesso alla sua macchina da scrivere, finché non sarà in grado di dichiarare in termini chiari e concisi la tesi della propria vita. I significati, naturalmente, sono un altro discorso»


"I giovani mi preoccupano per il loro distacco: da una parte, grazie a Internet e ai social network, sono in contatto costante con tutto il mondo; dall’altra, proprio per l’auto-assorbimento in questa mentalità tecnologica dei rapporti umani, rischiano di vivere fuori della Terra."


La storia più discussa di Le strade per Quoz è quella di Jean Ingold, una signora che vive dentro una roulotte senza tv, Internet, telefono, radio e carte di credito. Vuole ridurci così?«No, non potrei mai vivere in questo modo. Però sto cercando di limitare sempre di più le cose di cui ho bisogno. Jean Ingold è una figura ascetica che indica la strada, sperando che qualcuno di noi riesca a seguirla almeno un po’».
fonte: La Stampa





Least Heat-Moon ha scritto e pubblicato un nuovo libro, leggetelo.



La TAV ad ogni costo

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Questi signori hanno lanciato un appello: la TAV va fatta ad ogni costo. Cosa significhi questo nel loro linguaggio lo possiamo immaginare.
Ad ogni costo di che? Della libertà di chi difende la valle in primo luogo, della loro vita anche.
Questi guerrafondai stanno alimentando un clima da guerra civile, se ne assumeranno la responsabilità per intero.
Il fronte è trasversale e mostra come il problema "Berlusconi" nella politica italiana in fondo non è altro che un modo per allontanare dalle questioni di fondo.
E sulle questioni di fondo questi signori la pensano in modo identico.
A quel tavolo li trovate tutti. Da Fassino a Saitta, passando per quelli del PDL fino alla lega. Senza dimenticare i fighetti di SeL, quelli che hanno il profeta che parla con la zeppola in bocca di altro.
Non manca il buon Bonanni a cotanta compagnia.
C'è da mangiare per costoro ed il piatto è ricco. A scapito del territorio e di chi lo abita.

Questa condizione da guerrafondai non li vede tutti compatti, per fortuna.
Chi ci abita da quelle parti sa cosa significa vivere  in una comunità che ti rifiuta. Disposta a tutto per difendere i propri diritti.
Ora lor signori vogliono la guerra. In questo hanno considerato danni collaterali e quant'altro fa parte dell'armamentario di un'azione di repressione.
Dovranno militarizzare un territorio per avere qualche speranza, e lo dovranno fare per 20 anni.
Al diritto di questo stato si può reagire in un solo modo, rivendicando il diritto a difendersi. Ad ogni costo.
Qui trovate una cronaca dell'assemblea tenuta a Bussoleno.

sabato, maggio 28, 2011

Gil Scott Heron. Adios.

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E' morto Gil Scott Heron.
Trovate una sua biografia qui nel link che rimanda a wikipedia.
Se avete voglia ascoltatevi questa sua poesia, metto anche il testo per capire meglio la grandezza del tipo.
Long ago the clock washed midnight away
Bringing the dawn
Oh God, I must be dreaming
Time to get up again
And time to start up again
Pulling on my socks again
Should have been asleep
When I was sitting there drinking beer
And trying to start another letter to you
Don't know how many times I dreamed to write again last night
Should've been asleep when I turned the stack of records over and over
So I wouldn't be up by myself
Where did the night go?
Should go to sleep now
And say fuck a job and money
Because I spend it all on unlined paper and can't get past
"Dear baby, how are you?"
Brush my teeth and shave
Look outside, sky is dark
Think it may rain
Where did
Where did
Where did

Un altro combattente abbandona. La sua vita è stata il naturale percorso di un rivoluzionario che, alla palude del nulla, preferì ad un certo punto della sua vita la droga cercando con quella momenti di liberazione se non altro per la sua mente.
Ha influenzato il rap il vecchio Gil e da vecchio saggio ha avuto la forza di riprendere il filo di un tempo lasciando, a testimonianza, l'ultimo lavoro che s'intitola "I'm new here". Un disco breve, intenso e bellissimo.
Lo guardiamo andare Gil e siamo tristi come non mai.

venerdì, maggio 27, 2011

Occhio, la corda si sta spezzando

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I segnali ci sono tutti.

L'aria che tira in valle di Susa

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Comitato no tav spinta dal bass – spazio sociale libertario Takuma
Così è quello che viene da pensare a chi vive il presidio quotidianamente e poi raffronta il tutto leggendo i giornali.
Oggi, al terzo giorno di presidio permanente alla Maddalena, il clima è dei migliori, tanta gente che passa, socialità, pranzi condivisi e consapevolezza che da qui non ce ne andremo fintantoché non ritirano questo maledetto progetto di devastazione. Sui giornali e in Tv invece  la notizia è la sassaiola contro operai, macchine in transito e polizia, sui quotidiani di domani sappiamo già che gli articoli saranno su 15 denunciati per non aver fatto entrare i carabinieri alla Maddalena e che il movimento no tav è in mano ad “anarco insurrezionalisti e centri sociali”. E’ dal 2005 che lo ripetono. Per politicanti e giornalisti al loro seguito non è accettabile che gli abitanti di una tranquilla vallata alpina si possono ribellare, devono essere per forza manovrati e trascinati dai “professionisti della violenza”.
E invece no, siamo proprio noi, gli abitanti di questa valle che barrichiamo la Maddalena, che impediamo di aprire il cantiere, che resistiamo notte e giorno al presidio. Certo, nei momenti importanti arrivano anche persone da fuori Valle, e questo ci fa enormemente piacere, perché vediamo che le nostre ragioni vengono capite anche al di fuori di questo territorio, ma alla fine mettetevi in testa che siamo noi “indigeni” che da 20 anni che lottiamo contro questo dannato progetto sacrificando notti, ore rubate ai nostri cari, al lavoro… siamo noi i più arrabbiati perché questa è la nostra terra e il nostro futuro e nessuno può rubarcelo.
Alla Maddalena questi 20 anni può essere che ce li giochiamo in una settimana, pertanto come a Venaus, non faremo sconti a nessuno, alla Maddalena non un castagno dovrà essere toccato!
clicca sotto per leggere il resto

giovedì, maggio 26, 2011

Berlusconi e la NATO

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L'immagine di Berlusconi che parla fitto fitto con Obama è inquietante. Pensare ad un intervento della Nato contro la procura di Milano a questo punto non è più una chimera.
Dopo aver dato del coglione a quelli che votano Pisapia e De Magistris e del pirla ai suoi candidati il nostro ricorre all'arma segreta. Senza più speranze quello che gli rimane è chiedere un bombardamento a tappeto di tutti quelli che tramano contro di lui.
A lui consigliamo, già che c'è, un'invasione della Jamaica. In quell'isola ascoltano musica così.

Mexico

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La nostalgia è una cosa che ti isola dal mondo. Ti fissi sui ricordi, sulle immagini e su quello che hai visto. Ed allora è prepotente la voglia di ritornare.
Se devo dare un consiglio a chi si accinge ad andare in Mexico è quello di lasciarsi "travolgere".
Travolgere dalla dolcezza del suono dello spagnolo, dai paesaggi e dai profumi. Dalla lentezza, dal poco che c'è e dal tanto che riempie i tuoi occhi.
Di itinerari ce ne sono mille, solo l'imbarazzo della scelta.
Io tornerò lì a Gennaio inoltrato, quando di nuovo il migrare delle balene verso la bassa California mi permetterà di veder giochi nell'acqua che sono di un'ineguagliabile bellezza.
C'è un film, che vi consiglio, che s'intitola le tre sepolture. Se volete entrare un po' in quelle atmosfere guardatelo.
C'è lì rappresentato un mondo che è quello degli ultimi della terra, quelli che varcano il confine con gli stati uniti alla ricerca di una vita migliore. Ci sono paesaggi assolati, il lento andare, gli animali e gli uomini.
Uomini spogli del superfluo nella maggior parte dei casi, duri ma pronti ad offrirti una tazza di caffè.
E' il nord, quella parte di terra brulla orlata dalla sierra. Montagne che si stagliano blu all'orizzonte e di una bellezza indicibile.
Per quel viaggio preparate una colonna sonora degna, vi suggerisco un pezzo che vi avvicinerà un po' all'essenza di ciò che inconsapevolmente inizierete a cercare. 

Un luogo di semplici in cui sedersi intorno ad un tavolo è un rito che apre ad un mondo a cui non siamo più abituati. 
Gente che scambia opinioni e racconti tra i più inverosimili. Un posto in cui le leggende vivono ancora ed i ragazzi le ascoltano rapiti.
Vi capiterà, quindi, di non aver voglia più di tornare.


mercoledì, maggio 25, 2011

NO TAV

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Sapete cosa è la Valle di Susa? No? Provate a farvi un giro, vi sembrerà di entrare in un territorio indiano. Lì la resistenza ai nazifascisti è costata migliaia di morti e feriti. 
Quando fate quelle strade vi capiterà d'incontrare tanti altarini con immagini di uomini barbuti e giovani sorridenti. Sono i padri ed i nonni di chi resiste in valle. Sarà dura, e la lotta è appena iniziata.


Se io e te

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Se non saranno anni furiosi come potro' dire che ho vissuto?
Se non saranno sconfitte cosa potrò assaporare della malinconia?
Se non saranno paesaggi sconosciuti a voi cosa potrò dire di un viaggio?
Se non saranno amori laceranti potrò dire qualcosa dell'amore?
Se non saranno ferite sulla mia carne e nell'anima cosa potrò conoscere dei sentimenti?


Se non sarà guerra con il mondo come pensi di poter spendere la tua gioventù?
Se non mi ricorderai come potrai dire di avermi conosciuto?
E se non piangerai per me, come potrai pensare di avermi amato?
E se io non avrò mai pianto come potrò capire e consolare il tuo dolore?

domenica, maggio 22, 2011

I ragazzi della puerta del sol

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Gi guarda i suoi amici, hanno 25 anni e portano cartelli con scritte come "voglio diritti, io non sono il futuro io vivo adesso".
E' seduto in alto sulla scalinata, abbracciato alla sua ragazza. 
Gi ripensa ai suoi sogni, alle sue ambizioni ed a quello che ha studiato. Ha vissuto per anni come dentro una bolla intorno alla quale il martellamento delle immagini e dei messaggi era incessante. Uomini in giacca e cravatta, auto di lusso e spiagge con la sabbia bianca. Uno stile di vita vaporoso, in cui l'assenza della materialità e del valore del danaro era una costante. Il lavoro e la fatica qualcosa di indefinibile.
Quando tornava a casa Gi trovava quell'uomo con i capelli un po' bianchi sempre più stressato e stanco, avvertiva nello sguardo di sua madre lo smarrimento. Come di un qualcosa che si andava perdendo con il trascorrere del tempo.
Aveva vissuto fino a qualche giorno prima senza un'opinione su come andassero le cose nel mondo. Certo, c'erano i dibattiti e quelle trasmissioni in cui l'immagine di quello che si muoveva nel mondo era percepita.
Ma cosa avrebbe mai potuto farci Gi in fondo? Non era il suo vecchio che diceva che le cose andavano in quel modo da sempre?
Ed ora era lì Gi perché questa volta era toccato a lui. 
Aveva iniziato ad agitarsi quando aveva capito che quella sua condizione di precario era qualcosa con cui avrebbe dovuto fare i conti per sempre.
Aveva iniziato ad agitarsi quando aveva toccato con mano cosa vuol dire sopravvivere e non vivere. 

Continuava ad ascoltare i dibattiti in televisione Gi, quegli uomini in cravatta raccontare a lui come doveva essere la sua vita. Loro, che discutevano dei suoi problemi e delle sue esigenze senza averne la minima idea semplicemente perché la sua condizione era la sua e basta.Non la loro.
 Ed ora era lì Gi con altri come lui, con quei cartelli e con la pubblicità alle spalle che narrava di un luogo lontano in cui trascorrere un po' di tempo per risollevarsi dalle fatiche del lavoro.
Qualcosa di irragiungibile per lui.
Come gli altri Gi era un ragazzo responsabile che aborriva la violenza, proprio per questo non capiva la presenza di quegli altri ragazzi con i caschi, gli scudi ed i manganelli tra le mani. E non capì il motivo di quella violenza, di quella "bastonatura" e di quei calci nel culo per sgomberare la piazza.

Così quel giorno Gi provò il gusto della polvere, del dolore e l'assenza del fiato per poter fuggire. Fuggire. E dove fuggire?
Gli tornò per un secondo in mente quell'altro uomo, il suo sguardo ironico ed i suoi racconti assurdi. I suoi silenzi alle sue obiezioni e quella narrazione di una gioventù spesa a bruciare il mondo ed i suoi simboli, con una bussola in mano però.
Non ne aveva capito il motivo allora al riparo da quel mondo e da quelle tensioni. 
Ora nulla più lo riparava e ciò che si andava prefigurando gli faceva paura. 
Frugò nella sua tasca Gi alla ricerca di quell'indirizzo e lo trovò, abbandonò l'idea di tornare da suo padre per sommare i suoi problemi. Sapeva che a casa non avrebbe trovato risposte.

Trovò l'uomo Gi, insieme ai suoi compagni. 
Questo disse loro poche cose e mostrò due oggetti. Una bussola ed una bottiglia.
" Vi serviranno tutte e due, con la bussola avrete a disposizione l'indicatore di un punto. Un orizzonte verso il quale incamminarvi. Non basterà da sola ed avrete bisogno di capire e studiare il perché di dove siete. Scoprirete proprio ciò che non capite: il valore del lavoro e come questo può modificare la vostra vita a seconda di come interpreterete questo valore nella vostra comunità. Di come e cosa produrrete e di come ditribuirete il raccolto tra voi. Vi renderete anche conto di come può influenzare le vostre relazioni con gli altri, la vostra serenità. Di come può essere agitato come uno spauracchio, facendovi credere che la colpa della vostra condizione sia di qualcuno più debole di voi.
Poche cose, ma semplici. Intorno a questo, se sarete capaci, costruirete il vostro futuro ed il vostro mondo.
Con questa bussola avrete bisogno di riempire di benzina questa bottiglia perché senza distruggere il vecchio ordine per voi sarà impossibile costruire alcunché."
E dicendo questo lasciò Gi con la bussola e la bottiglia tra le mani.

sabato, maggio 21, 2011

La musica

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Ascolto musica da quando ero un ragazzino. Ho preso una cotta incredibile ascoltando una canzone dei pooh se non ricordo male all'età di 13 anni. Lei era più grande di me, andava al liceo e frequentava uno che aveva la macchina. Io usavo la bicicletta e la lotta era impari.
Lei abitava a Domodossola ed  io a Napoli in quel periodo.
Quando sono partito mi raggiunse alla stazione, mi dette il primo bacio "vero". Ho sentito le campane per un anno da quel momento. Le scrivevo lettere appassionate e le dedicavo canzoni via etere. Il tempo guarì quella ferita grazie anche a mio padre che mise un bel lucchetto sul telefono.
Poi è arrivata roba tosta (parlo di musica ora) e gruppi che hanno tirato fuori il meglio ed il peggio da me.
Come tutti ho amato i Led Zeppelin, i Rollling Stones ma non i Beatles che mi sono sempre stati sui coglioni. Quell'aria da damerini e fighetti me li ha fatti sempre detestare.
Come tutti ho ascoltato la musica a volume altissimo con le incursioni dei miei che staccavano direttamente la spina.
Come tutti ho fatto finta di suonare una chitarra elettrica e come tutti una batteria.
Era delirio, gioia e godimento. Una cosa pazzesca.
Ho messo un po' di dischi in una radio libera, mi sono formato con il "mucchio selvaggio" e riviste così.
Adesso sono qui a dare qualche consiglio e, grazie ai potenti mezzi tecnologici, mettere tre brani di gente che mi piace molto.

Questi sono gli Opal


fanno musica che rimanda ad atmosfere fricchettone, un po' da acido e canne. Roba da altri tempi insomma.

Poi questi due signori, credo non abbiano bisogno di presentazione


Ed infine questi tizi. Loro mi fanno respirare a pieni polmoni quando viaggio. Mi riportano agli spazi, al mare, alle spiagge, ai tramonti, alle donne, all'amore, ai ragazzini, all'adrenalina, alla polvere ed al gusto della vita. Quella passata andando.


Buon ascolto

venerdì, maggio 20, 2011

Correre, una spiegazione sullo scritto

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Pubblico questo ultimo brano di "correre" poi, con la compagna che condivide con me quest'avventura, smetteremo di essere visibili qui sul blog. 
Correre è la trasposizione a metà tra il vero ed il "romanzo" di quello che è stato l'ultimo periodo passato in Mexico. Alcune delle cose scritte non sono reali, come il personaggio femminile, altre sì come l'episodio che accenno alla fine di questo brano.
E' stato un viaggio "adrenalinico" fatto a contatto con gente fantastica e situazioni che in alcuni casi sono state a rischio. 
Viaggiare al nord in zone in cui è "normale" osservare la guerra tra cartelli della droga e tra questi e lo stato mi ha riportato alla memoria le immagini dei miei viaggi in Salvador ed in centro america negli ani 80.
Osservare ed essere testimone di una festa per "soldati" di una famiglia, provare ad aiutare una comunità di ragazzini senza scarpe, dividere il tempo con dei "visionari" fantastici come i compagni di San Cristobal è un marchio nei ricordi e nelle sensazioni che mi fanno stare bene, qui ed adesso.
C'è poi la natura, gli umili e quelli che ho conosciuto e che hanno aperto il loro cuore e le loro braccia senza chiedermi nulla in cambio.
Tornerò lì e spero per sempre.
Questo "romanzo" vuole essere un omaggio al Mexico ed alla sua gente. Nello stesso tempo ci sono dentro i miei "fantasmi", le mie rabbie ed il mio modo di confrontarmi con gli altri. 
Serve anche a quello in fondo. Provare a leggersi ed a migliorare spogliandosi e mostrandosi per come si è.

Lo guardò andare via.

martedì, maggio 17, 2011

L'aquila ed il ragazzo

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L'aquila vola, con le ali larghe. Magnifica e bella. Muove il capo osservando quello che si muove sotto di lei. Osserva la geometrica perfezione dei campi coltivati. Gli uomini al lavoro e gli animali con loro.
Il vento spira leggero, questo non la fa faticare ed il suo volo è senza sforzo.
Tiene gli artigli contratti, senza alcuna preda.

Il ragazzo alza lo sguardo, il sole colpisce i suoi occhi e lui si ripara con le mani. Vede un'ombra coprire per un attimo il sole. Ne osserva le ali, ed intuisce i colori.
Le gocce del suo sudore scendono copiose dalla fronte. Si sente costretto in quel lavoro, con un padrone ed uno spazio angusto in cui consumare la sua vita.

L'aquila vira verso est, la attendono nuovi spazi e nuovi orizzonti. In un ultimo sussulto picchia verso il terreno. Sfiora le cime degli alberi sentendo sul petto gli aghi dei pini. Si abbassa ancora di più e vede il ragazzo.
E' veloce e non vuole fermarsi, lo tocca leggero sulla testa e va via. Nel suo cielo.

Il ragazzo è paralizzato dalla paura, avverte l'odore selvatico e chiude gli occhi. Non succede nulla, salvo il brivido.
"Non accadrà nulla di peggio" pensa. Abbandona il suo attrezzo, guarda per l'ultima volta quel pezzo di terra e si avvia verso est, asciugandosi la fronte.

lunedì, maggio 16, 2011

Lo strabismo pro nazisionismo

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"L'attenzione di Napolitano alla sicurezza d'Israele è commovente. Il tutto mentre questa gente (il popolo eletto da dio si fanno chiamare) sta massacrando decine di persone inermi che premono con i loro corpi contro il filo spinato che protegge il loro lurido statarello.
Hanno paura che rivendichino il diritto, sacrosanto, a tornare nella loro terra.
La logica strabica dell'imperialismo fa sì che i paludati articoli dei pennivendoli non forniscano troppe informazioni sul perché di tutto questo. In compenso sono prodighi di dettagli sulle performance erotiche di quel maiale che sedeva sullo scranno più alto del fondo monetario internazionale.
Uno che si è divertito a promuovere privatizzazioni e che, nell'ultimo periodo, si è occupato dello stato delle economie di Grecia ed Irlanda.
Un socialista, uno di quei riformatori tanto cari a gente come Fassino ed Ichino.
Questo strabismo vuole anche che si chieda un processo per Gheddafi per crimini contro l'umanità. Lo stesso tizio che armammo bene con il fu Prodi e che incensammo con il governo del nano.
Non si capisce perché lui sì sotto processo e quelli che sparano sul Golan no. O meglio, si capisce e si capisce molto bene."

L'addio

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Salì in alto, in quel punto da cui lo sguardo spaziava e senza ostacoli coglieva ogni elemento della natura trabordante bellezza.
L'azzurro del mare in fondo, il punto d'incontro con il cielo ad orlare l'orizzonte, le macchie verdi degli alberi ed i fianchi morbidi delle colline. Poi a venire verso di lui le strade ed i sentieri.Le rocce tagliavano pezzi di terreno sotto di lui, spuntavano in forme misteriose e fatte vecchie dalle piogge e dai venti.
Provò ad assaporare l'odore lontano della salsedine, lo immaginò più che sentirlo. Il vento lo accarezzò sulla nuca e sentì i brividi che tanto gli piacevano. Era come aveva immaginato e la sua vita gli scorse rapida davanti agli occhi. 
Guardò lo stormo di uccelli, sentì le loro grida. Colse i raggi del sole ammorbidirsi d'improvviso come se lo scambio con la sera incombente ne smorzassero l'energia ed il calore.
Chiuse gli occhi, pensò al tutto e si lanciò sereno.

domenica, maggio 15, 2011

Nazisionisti

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"Mentre i nazisionisti uccidono 20 palestinesi quell'ameba di Napolitano in visita nello stato fascista d'Israele dice che la democrazia non è acquisita per sempre. ma mica lo dice a loro, lo dice ai siriani."

venerdì, maggio 13, 2011

Se credi

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Se credi puoi prendere quel sentiero
ti porterà lì, in alto
vedrai falò di uomini inutili nel basso
stretti nelle loro logore e consunte credenze
avvitati sull'inutile ebrezza che dà loro questa stagione fatta di nulla

Se credi potrai liberarti finalmente da tutto questo,
camminare leggero in mezzo a questa aria,lieve.
Potrai afferrare un pugno di terra,
sentirne l'odore e respirare forte.
Viaggiare immerso nei tuoi pensieri
e fare compagnia a te stesso

Se credi potrai anche non fare nulla
rimanere così, immobile
Seduto di fronte ad un muro bianco
vederti invecchiare

Se credi e pensi di poter scegliere
scegli
e buona fortuna

venerdì, maggio 06, 2011

Se non sai

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Dedicata a Fares Odeh – Faris Awdah, letteralmente “Cavaliere del Ritorno” – il quattordicenne di Gaza che nel 2000 fu fotografato mentre lanciava un sasso contro un carro armato. Due settimane dopo, fu ucciso da un cecchino israeliano.

Se non sai cosa voglia dire dormire come gli ultimi della terra
e con gli ultimi della terra
senza l'assillo del tanto che occupa i tuoi pensieri

Se non sai dividere il poco
perché il poco non hai idea di cosa sia

Se non sai ribellarti, sempre
perché ti basta solo urlare

Se non sai vivere il tuo tempo
perché per te il tempo è solo danaro

Se non sai amare
perché rifiuti la complicazione del dolore

Se non sai impugnare un sasso,
quando è il momento
perché c'è sempre un motivo per fare altro

Se non sai indignarti e morire
per una causa persa
e se non sai riconoscermi
e non ti riconosci in questo
non avrò perso nulla di te

Correre, la cena

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La notte calò, i fuochi furono accesi fuori e dentro le abitazioni. Poche lampade illuminavano le strade. Il cielo era sgombro da nuvole, la luna rischiarava tutto intorno. Alzò lo sguardo al cielo, lo vide come lo vedeva sempre. Una tempesta di piccole luci lì in alto. Uno spettacolo che lo induceva a prendere del tempo per se stesso, fermarsi e immobile contemplare il tutto con la testa piegata a guardare.
Ripensò alle cose e che gli erano state dette, sentiva dentro di sé la voglia di replicare nell'unico modo che conosceva. Un modo che lo aveva portato ad essere un solitario, un tipo schivo ed indifferente a ciò che poteva ferire gli altri.
- ma che cazzo ne sapete? rifletté a voce alta.

giovedì, maggio 05, 2011

La posizione della FIOM sulla questione Bertone

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Per chiarezza!

Di quello che sei, figlio

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Di quello che sei, figlio mio, non so nulla
Di quello che sei ho solo qualche idea.
Osservo le tue cicatrici,
quelle della carne e dell'anima,
quelle di cui non parli

Di quello che sei, figlio mio, ho immagini nel cuore
le tengo per me e non te ne parlo
le conservo per i momenti bui,
quelli che arriveranno,
quelli che ci separeranno

Di quello che vuoi, figlio mio, ho qualche idea
ma è la mia, non  la tua.
Del dolore che dai non parlerò,
della gioia, invece, parlano i miei occhi quando ti guardo

Di quello che sarai ho speranze,
immagino sentieri larghi, dritti e con orizzonti raggiungibili.
Ti darò un sacco da portare sulle spalle,
ed una penna per scrivermi delle  tracce che lascerai.
Degli amori che vivrai, e delle gioie che proverai.
E farò in modo che il dolore non ti tocchi.
Neanche quello della morte

Di quello che ci separa ho coscienza,
e ne porto dentro di me il peso, .
la malinconia e la tristezza.
So che precederà il mio silenzio
il momento in cui mi rivelerò a te
come con nessuno mai ho fatto,
ed a niente servirà il tuo pianto.
.

http://youtu.be/vpOprrQfryo

mercoledì, maggio 04, 2011

Correre, compagni

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In fondo non era sorpreso da quella reazione, la guardò andare via. Nel suo maglione largo ed ingombrante. Incespicare per un attimo su quella strada sterrata, riprendersi senza voltarsi indietro. 
Sentiva ancora le nocche delle mani serrate, la mascella contratta e gli occhi piccoli come due fessure. Avrebbe voluto fermare quel torrente di parole. Aveva ascoltato, ed aveva anche chinato la testa. In fondo non aveva detto nulla di particolare, una reazione quasi isterica e senza contenuti per lui.

Si voltò e raggiunse il gruppo dei suoi amici.
- Hai trovato il tuo. Eh, companero?

Dell'amore

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Dell'amore dirò poco,
 perché poco ne ho capito.
Quel poco è sensazione indescrivibile,
sono parole difficili da trovare.

Dell'amore dirò poco,
perché molto mi è costato.
Sono carezze, sguardi e silenzi.
Passi in solitudine e nebbie fredde.
Albe e tramonti, dolore.

Dell'amore dirò poco perché in fondo non mi è mai piaciuto.
Lascia un sottile e amaro gusto,
quello dell'indifferenza,
del non poter più dire, e non poter più ascoltare.
L'abbandono e la tristezza.

Dell'amore dirò poco,
perché molto e tante volte ho amato.
e quel molto e quel tanto è comunque poco.
Perché non ci sei più.


http://youtu.be/T9ybHzTU4g0

martedì, maggio 03, 2011

Quando raccoglierete

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Quando raccoglierete le mie ossa seppellitele in un posto in cui il sole è solito fare tardi a tramontare e la notte con la sua luna ad andare via.
Cercatelo con cura, perché dovrà rappresentare quello che ho provato ad essere in vita.
Un accumulo di calore e di momenti di malinconia.

Quando raccoglierete le mie ossa non giudicatele per quello che hanno provato a fare, loro rappresentano quel contenitore che ho usato per camminare sulle strade del mondo.
Quello che sono stato non lo saprete mai, lo tengo solo per me. Sappiate solo che l'ho fatto in onestà e da solo.

Quando raccoglierete le mie ossa non piangete, avranno assolto al loro compito se qualcuno continuerà a camminare sul sentiero.
Non ho speranza che ciò accada, ma mi sforzerò per fare in modo che questo succeda finché sono in vita.

Quando raccoglierete le mie ossa tenetene un frammento per voi in una scatola, vi ricorderà tanto e poco del nostro rapporto e della nostra amicizia.
Forse, finalmente, riusciremo a parlarci. Ed a capirci. Ma per noi sarà troppo tardi.

Correre, chiarimenti

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Le aveva fatto un cenno con la mano da lontano e si era allontanato verso il fiume, sparendo dalla sua vista. Ne aveva approfittato per gironzolare tra la gente della piccola comunità. Era tutto un brulicare di attività e persone, ognuno intento al proprio lavoro. Alcune galline razzolavano libere. Si muovevano con andatura guardinga, fermandosi all’improvviso per grattare la terra battuta con le zampette. Alcuni bambini, accovacciati in un angolo, giocavano. Scoppi di risa e urla festanti accompagnavano il lancio delle trottole. Le guardò vorticare in un equilibrio quasi miracoloso. Si perse per un istante nella vertigine della loro danza, poi fu attratta da alcune voci femminili che provenivano da un lungo capannone. Si avviò in quella direzione ed entrò nell’edificio. Era una costruzione rettangolare, lunga e stretta, coperta da un tetto di lamiera zincata. Una parete era occupata da un grosso telaio a pedale. Il tessuto vi si andava componendo in un tripudio di colori intensi e brillanti. Un anziano, con abili manovre, combinava tra loro i fili dell’ordito e quelli della trama, animando la tela con scene di vita quotidiana e uccelli dal piumaggio straordinario. Il fitto cicaleccio si interruppe quando finalmente notarono la sua presenza. Imbarazzata entrò, sentendosi un’intrusa in quel mondo colorato fatto di intrecci e trame. – Scusate – farfugliò in uno spagnolo approssimativo – non volevo disturbarvi! Parlottarono tra loro in una lingua che non riconobbe, poi una donna la invitò ad accomodarsi. Si avvicinò attratta da un telaio rudimentale in legno. Una barra orizzontale era legata alla vita della ragazza; l’altra era fissata ad un palo. – Telar de cintura – le spiegò la ragazza, rispondendo al suo sguardo interrogativo. Riprese il lavoro. Ammirò l’agilità con cui le dita della giovane intrecciavano il filo cardatore sul letto di fili dell’ordito. In un angolo, ammucchiati uno sopra all’altro, sgargianti broccati pronti ad esser tagliati e cuciti. Constatò che l’antica arte della tessitura andava piegandosi alle esigenze del mercato occidentale. Accanto ai tradizionali hiupiles dai ricami colorati, spiccavano, in tutta la loro incongruenza, T-shirt, tracolle per chitarre, borse, camicette, astucci, portamonete, centrini, tovaglie. Scoprì che una parte sarebbe stata venduta nelle ferias, mentre l’altra sarebbe stata avvita al commercio equosolidale. Le spiegarono, in uno spagnolo fortemente marcato dal dialetto del luogo, che si erano costituite in cooperative. La cardatura e la filatura della lana richiedevano tempo. C’era poi la preparazione dei colori, la tessitura e, infine, la confezione e il ricamo. Lavorare insieme le affrancava da un’attività sfiancante e permetteva di produrre maggiormente. - Ma toglie loro la magia e tutto il simbolismo di cui è intrisa la cultura maya – rifletté. Decise di andare a cercare il suo compagno.
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La vide ferma che osservava delle donne con i panni avviarsi verso il lavatoio. La raggiunse e senza preamboli entrò subito in argomento
- Senti, tra un'ora andiamo a mangiare. E' l'occasione per presentarti le persone per le quali sono qui.
La osservò mentre le diceva quelle cose, l'aspetto era migliorato, la mancanza di trucco svelava un viso più giovane e luminoso. L'angolo destro della bocca leggermente in su in una smorfia che non prometteva nulla di buono. I capelli ancora umidi e la maglia due misure più grandi del necessario.
In questo modo l'ascoltava silenziosa.

- E' meglio che in questi tre giorni tu faccia qualcosa, non ho tempo da dedicarti e non ci penso minimamente a coinvolgerti nelle storie che mi aspettano.Ti devi arrangiare qui, non aspettarti nulla e ricorda che qualsiasi cosa tu chieda loro la tolgono a se stessi pur di soddisfare le tue esigenze.
Non pensare che il bagno tu lo possa fare tutti i giorni, l'acqua è preziosa e non va sprecata. Se proprio non ce la fai ti tocca andare al fiume.
I panni lavateli te e cerca di essere autosufficiente. La persona che ti ospita è anziana, c'è da raccogliere la legna tutti i giorni perché è l'unico modo che hai per scaldarti la notte. E qui la notte fa freddo.
Anche sul cibo, non fare la schizzinosa. Le cose qui sono molto saporite. Se sei vegetariana fai lo sforzo di mangiare carne di pollo, un tuo rifiuto li metterebbe in crisi. 
Volevo però dirti qualcosa sul proseguimento del viaggio. A giorni ci sarà un'assemblea di diverse comunità, noi parteciperemo ed ascolteremo quello che decideranno. Dopo questa cosa dovremo organizzare un trasferimento in un'altra parte, un altro pueblo. Questa volta vicino ad una città, Ocosingo. Lì c'è un gruppo di persone che ha bisogno di aiuto, chiedono che si documenti la loro situazione. C'è da fare molta attenzione, da lì torneremo a San Cristobal. Ci fermeremo il tempo necessario per organizzarci, poi andremo ad Oaxaca. 
Di più non c'è. E' chiaro che questo è il mio percorso, se pensi che per te sia troppo pesante al mio ritorno ti metto su una corriera e puoi tornare alla tua vita.
Se non ci sono domande c'è da cucinare adesso.-
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Non le piacque il tono. – Se pensi di potermi parlare in questo modo – sbottò –ti sbagli di grosso. Lui la guardò sorpreso. Non si aspettava una reazione così bellicosa. – Da quando siamo partiti – continuò lei, tutto d’un fiato – mi stai ignorando o, peggio, mi tratti come se fossi una bambina. Tremava di rabbia. Quel tipo non le garbava. Troppo ruvido per i suoi gusti. - Ed ora te la dico io una cosa – aggiunse – se e quando decido di abbandonare il viaggio lo stabilisco io!- Fece per andarsene, poi ripensandoci, tornò indietro: - Tu non mi conosci – urlò, ormai fuori di sé – ma mi hai giudicata dal primo istante, incasellata e inquadrata, senza accordarmi nemmeno il beneficio del dubbio- Intorno a loro si era radunata una folla incuriosita. – Arrivi, mi spari a raffica i tuoi ordini – riprese – e pretendi che io esegua senza darmi la possibilità di replica. Ma chi credi di essere? . Si fermò per riprendere fiato. Era fuori da ogni grazia di dio. Una vena le pulsava sulla fronte ed aveva il respiro corto. Lo sguardo le cadde sulle facce delle persone più vicine. Li osservavano tra il perplesso e il divertito. Ebbe vergogna di sé. Non le capitava da tempo di perdere le staffe in quel modo. Ancora irritata gli si rivolse di nuovo. - Ed ora vado a dare una mano in cucina, ma – precisò – perché sono io a volerci andare! - Si girò senza lasciargli il tempo di replicare e, con tutta la dignità che riuscì a mettere insieme, si allontanò.

lunedì, maggio 02, 2011

Dalla Siria, in inglese

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 fonte: http://lucoli.tumblr.com/post/5131710973/weofp-nel-2010-sono-stato-in-siria-per-un-po
Nel 2010 sono stato in Siria per un po’ di tempo. Mi è appena arrivata la seguente mail da un mio carissimo amico siriano, conosciuto con CouchSurfing, che spiega molto bene cosa diavolo sta succedendo da quelle parti. Abita ad Aleppo, a nord, e mi ospitò a casa sua per qualche giorno. Il mio amico, Hani, è stato introdotto all’Islam quando è nato, ma dal momento in cui ha avuto capacità di giudizio si è sempre apertamente professato ateo. L’abiura, nell’Islam, è condannata con la morte. Hey my friend! You might be wondering about what is going on in this country, especially you had been here once, and saw it closely. Briefly, and regardless on all the stupid media which -so far- approved the non-professionalism and biased credibility, the situation here is a war against terrorism. Some guys in the south of Syria wanted to pronounce and Islamic state after they had got a “fatwa” which is a stupid judgment called by a man of religion who lives in Qatar.

domenica, maggio 01, 2011

Correre, il ricordo di Acteal

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I sassi sul fondo del torrente strusciarono contro la sua pelle escoriandola, non ci fece caso e chiuse gli occhi. Avvertì quello che rimaneva del calore del sole sulla sua pelle, sentì delle risatine e voltò la testa. Un gruppo di ragazzini lo guardava dalla cima di un muretto coprendosi la bocca e ridendo di lui. Sorrise a quell'allegria. Sentì i muscoli del collo rilassarsi, la schiena decontrarsi e le braccia riprendere l'energia persa. Si alzò ed uscì dall'acqua. raccolse le sue cose, si asciugò con la camicia ancora sudicia e sudata e s'incamminò scalzo su per la strada. Portava gli scarponi appesi al collo, un asciugamano intorno alla vita e così si presentò alla gente che stanziava nella piazza del villaggio.Uno scoppio di risate lo accolse, agitò la mano come a scacciare le mosche e proseguì verso quella che sarebbe diventata la sua casa per qualche giorno. Vi ritrovò lo zaino aperto e messo su una stuoia. Immaginò che quella fosse opera di uno dei suoi amici, si voltò attorno e strizzò gli occhi per abituarsi alla penombra. C'era un tavolino con tre sedie, un quadro raffigurante un guerriero sulla parete, una specie di focolare con una piastra di metallo sopra ed un'otre  di coccio appoggiata sopra. Una serie di pagnotte di pasta di mais era disposta sul tavolo. Sarebbe stata la sua cena con molta probabilità, pregustò quel momento e provò ad anticipare con la fantasia i sapori che da lì a poco avrebbero invaso la sua bocca.

Ripensò all'assemblea, alle decisioni prese. Come un flash gli vennero nella mente le colonne di camionette dell'esercito che aveva visto in città. Il loro armamento e quegli uomini con giubbotti antiproiettile, mitra, passamontagna neri ed elmetti da guerra.
La sproporzione tra le forze in campo era evidente, ed il pacifismo in quella situazione lo irritava e basta.
Ricordò il 1° di Gennaio del 94, gli zapatisti occupare decine di villaggi, gli scontri con l'esercito, i bombardamenti ed i morti. Gli tornò alla mente il massacro di Acteal nel 97. Le decine di vittime tra gli indios. Donne incinta sventrate a colpi di machete, una furia che non aveva risparmiato nessuno. Neanche i bambini. Tutto per garantire il ristabilimento dell'ordine e lo sfruttamento di quelle zone. Come in tante altre parti in centro e sud america.
Le cose sarebbero accadute seguendo il loro naturale corso, e lui non avrebbe potuto fare nulla per cambiare la direzione degli eventi. Quella gente umile lo inchiodava ai suoi sensi di colpa, all'aver ritrovato dopo tanto tempo una coscienza. Le ragioni dell'agire.Avrebbe diviso quell'avventura con i suoi amici e quella compagna di viaggio. 
Lei ancora non lo sapeva, e questo lo metteva un po' in ansia. 
Si concentrò sulle cose da fare, ripercorse con la mente gli ultimi avvenimenti, ripensò alle parole dette per l'ennesima volta. Aprì la cartina che portava con sé. Il Mexico si dispiegò in tutta la sua lunghezza, guardò i punti segnati ed il tragitto di quel suo viaggio.
Sorrise all'idea del quanto lo attendeva.Non si sarebbe risparmiato nulla, né un attimo di paura né un secondo di godimento. Si alzò ed andò a cercarla per condividere con lei la cena e presentarle i suoi amici. E per farle un discorso.